COVID Viet nam

COVID 19. LA LEZIONE DEL VIET NAM – Intervista a Sandra Scagliotti

Sandra Scagliotti, vietnamista, è console onoraria del Viet Nam a Torino. Ama quella terra e il suo popolo, passione che ha trasmesso a chi, come me, ha avuto l’opportunità di studiare con lei e di conoscere i poliedrici aspetti di questa cultura millenaria.

Nessuno ne parla, ma nella Repubblica Socialista del Viet Nam (98 milioni di abitanti) il Covid-19 ha assunto proporzioni decisamente contenute: 35 morti, qualche migliaio di casi. Anche ammettendo che i dati siano sottostimati, tutti gli operatori sul posto riconoscono che non c’è la situazione esistente, per esempio, oggi in Italia.

Cerchiamo di capire perché, nell’attesa di poter leggere il libro Covid 19. La lezione di Cuba e Vietnam, a cura di Abel Tobias Suarez e della stessa Scagliotti, in uscita il 13 aprile, (Epics/Torino e Editora Abril/L’Havana), in occasione dell’Anniversario dell’arrivo a Torino della “BRIGATA HENRY REEVE” dei medici cubani.


D: Come ha reagito il Viet Nam allo scoppio della pandemia Covid-19? Quali sono le ragioni fondamentali del suo successo?

R. Innanzitutto, occorre dire che, in passato, il Viet Nam ha vissuto e risolto positivamente diverse malattie di natura virale contagiosa, potenzialmente mortali, come nel caso della SARS del 2002-2003; il paese detiene pertanto notevole esperienza nell’affrontare infezioni epidemiche. Il primo caso di positività da Covid-19 è stato registrato il 23 gennaio 2020; si trattava di un cittadino vietnamita di ritorno da Wuhan. Sin a allora, nel quadro di un efficiente sistema di governance, le autorità hanno dato avvio a strategie di contenimento basate su test (con efficaci dispositivi di diagnosi sviluppati in tempi rapidi), restrizioni della mobilità e gestione degli assembramenti, quarantene mirate e tracciamento estensivo (avvenuto dapprima in modo ‘manuale’, rispondendo alla direttiva ufficiale di ‘andare in ogni strada, bussare a ogni porta, tracciare ogni persona potenzialmente infetta). Ad aprile è stata lanciata l’app ‘Bluezone’ (simile ad altre applicazioni europee) per agevolare le operazioni di contact tracing. Il Viet Nam, del resto, ha disposto la chiusura nazionale delle scuole di ogni ordine e grado il 31 gennaio – quando i casi registrati nel Paese erano appena cinque. Le scuole medie e superiori e le università sono state riaperte il 4 maggio, con la didattica in presenza, seguite dalle scuole elementari. Sono stati chiusi i confini nazionali e si è avviata una massiccia azione di comunicazione da parte delle istituzioni e dei presidi sanitari, per mezzo di campagne di informazione capillari, chiare e coerenti, con il ricorso a moderne tecnologie di comunicazione. Il Viet Nam è diventato uno dei casi di successo più evidenti nella gestione del primo anno della pandemia e uno dei paesi dagli esiti materiali più consistenti. Già nel marzo 2020, l’OMS e altre organizzazioni internazionali elogiavano Ha Noi per la rapidità della risposta all’emergenza, cruciale sia per contenere la crisi nella fase iniziale, sia per frenare i successivi contagi di ritorno. Se i molti preconcetti che ancora segnano la percezione a livello internazionale del Viet Nam hanno portato l’Occidente a guardare con stupore all’esperienza vietnamita nella lotta contro la pandemia, il ‘successo’ del Viet Nam era, per certi aspetti, prevedibile: consapevole delle sue limitate risorse, considerando la lotta contro l’epidemia come una vera e propria ‘lotta contro il nemico’, il Governo ha saputo monitorare la situazione ed è intervenuto con misure adeguate al contesto locale, attuate con largo anticipo rispetto alle esperienze europee. Il contenimento è infatti scattato quando i numeri dei contagi erano molto più bassi, e la drasticità delle misure ha contribuito a evitare la diffusione del virus. Un altro elemento cruciale che ha contributo al successo del Viet Nam sta nel fatto d’aver mobilitato tutto il sistema politico, coinvolgendo il corpo sociale e registrando un alto consenso: ogni cittadino ha partecipato attivamente alla lotta contro questo nemico ‘invisibile’ e ogni strategia proposta, è stata approvata e applicata con rigore dall’intera cittadinanza. Ciò è dipeso anche da fattori culturali: nel mondo ‘confuciano’, com’è noto, gli interessi della collettività e la loro tutela assumono priorità sui diritti dell’individuo. Tutti i cittadini hanno accettato di buon grado scelte tassative – come, ad esempio, le quarantene nei centri di quarantena gestiti dallo Stato o l’obbligo della mascherina – perché tali ‘sacrifici’vengono da tutti considerati necessari per la salute pubblica e per la salvaguardia dell’intera comunità. Un altro dato da considerare, a livello di battaglia anti-Covid, è la collaborazione efficace instaurata con taluni paesi ‘ fratelli’. Politici ed esperti vietnamiti hanno lavorato incessantemente, ad esempio,  con i loro omologhi cubani, su misure preventive e mediche, condividendo competenze cliniche e scambio di medicinali; in comune, i due Paesi perlustrano altresì il settore della medicina tradizionale e, in particolare l’agopuntura, come del resto auspicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e da taluni centri internazionali per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie che sollecitano la nascita di dipartimenti internazionali bilaterali e multilaterali consultivi, per fornire supporto scientifico indipendente e consulenza ai paesi sull’efficacia e la qualità delle terapie mediche tradizionali contro il Covid-19.


D: Quale è la situazione oggi?

I casi registrati entro la fine dello scorso anno, sono stati individuati grazie al tracciamento di persone (vietnamite o straniere) provenienti dall’estero e facendo fronte al rischio di contagio con l’immediato isolamento. Nel 2020, sono stati registrati 1.465 casi di contagi da Coronavirus, mentre i decessi sono stati trentacinque; va detto che fra centri di quarantena, lockdown localizzati e auto-isolamenti in casa, dall’inizio della pandemia e fino alla fine del 2020, le autorità vietnamite hanno messo in quarantena oltre dieci milioni di persone. Non appena isolati i primi due casi nel Paese, inoltre, il governo vietnamita si è immediatamente rivolto ad aziende specializzate in test medici per incentivare la realizzazione di kit diagnostici efficaci da adottare con celerità. Il Viet Nam è stato il secondo Paese al mondo dopo la Cina a sviluppare ‘tamponi rapidi’, approvati dall’OMS e, vorrei ricordare, migliaia di kit test sviluppati dalla Viet Nam Military Medical University e dalla società Viet A Technologies JSC sono stati donati all’Italia insieme con altri dispositivi. Oggi le frontiere del Viet Nam restano sostanzialmente chiuse; l’ingresso nel Paese è stato e continua ad essere concesso ai soli cittadini vietnamiti e non a stranieri – ad eccezione di diplomatici, delegazioni ufficiali, investitori, esperti tecnici, lavoratori altamente qualificati e dirigenti d’impresa. A tutt’oggi, permane all’arrivo l’obbligo di quarantena nei centri governativi o in specifiche strutture alberghiere abilitate. Dal 1° settembre 2020, con la progressiva stabilizzazione della situazione, il periodo di quarantena è stato ridotto da quattordici a sette giorni – salvo il ripristino della durata di due settimane a gennaio 2021, in concomitanza del 13° Congresso Nazionale del Partito Comunista del Viet Nam e del Capodanno lunare (12 febbraio).


D: In questi due anni i vietnamiti hanno vissuto, gioito, prodotto e consumato. Che ruolo ha avuto il sistema sanitario nella gestione della pandemia e quale futuro vede per quel popolo e quel paese?

Il Viet Nam è un paese grande pressappoco quanto l’Italia, ma con una popolazione che sfiora i cento milioni di abitanti; è un paese ancor oggi largamente rurale, in cui i salari medi sono decisamente inferiori rispetto ai nostri standard; altrettanto sensibilmente al di sotto degli standard europei, è considerato il livello dell’assistenza sanitaria prestata dalle strutture ospedaliere pubbliche vietnamite. Pur tuttavia, la risposta del sistema sanitario nazionale all’emergenza Covid, è stata efficace, rigorosa e determinata. E l’impegno del Governo e delle istituzioni prosegue: nel corso dei primi mesi del 2021, il Viet Nam riceverà 150 milioni di dosi di vaccino di produzione estera, che, unite ai vaccini di produzione nazionale, soddisferanno le esigenze dell’intera popolazione. Parallelamente all’importazione di vaccini,infatti, il Viet Nam sta sperimentando due antidoti Covid-19, sviluppati e prodotti in proprio: chiamati Nanocovax e IVAC, questi antidoti, stanno fornendo risultati apprezzabili e potrebbero essere efficaci altresì con le relative varianti del Covid.

Relativamente al futuro del Paese, va detto che, parallelamente al successo nella lotta al Covid-19, il Viet Nam, ha nondimeno mantenuto il suo ritmo di sviluppo socio-economico e, in questo periodo, accanto ai piani sanitari, sono state intraprese poderose misure di sostegno all’economia, messe in atto in modo repentino ed efficace.  Mentre, a livello internazionale, molti paesi sono entrati in recessione, il PIL del Viet Nam è cresciuto di quasi il 3%. L’importazione e l’esportazione hanno raggiunto quasi 550 miliardi di dollari (in crescita del 5,4% rispetto al 2019), e il surplus commerciale è stato di quasi 20 miliardi di dollari (il livello più alto dal 2016).  Il Viet Nam ha inoltre concluso con successo numerose attività di politica estera nel 2020, come i mandati della Presidenza ASEAN 2020 e di Membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, così come l’implementazione creativa della “diplomazia COVID-19”, o “diplomazia digitale”. Pur nella consapevolezza che il Covid-19 avrà un impatto duraturo sulle vite umane così come sullo sviluppo socio-economico, il Viet Nam è fiducioso di poter superare gran parte delle sfide grazie a un sistema di risposta efficace, grazie alle esperienze pregresse, alla determinazione strategica e al consenso di tutto il sistema politico e delle classi sociali.


D: Oggi in Viet Nam sono tantissimi coloro i quali conoscono l’Italia, studiano l’italiano e la sua cultura. Non è così, a parti invertite, per l’Italia e l’Europa. Cosa significa? Che implicazioni ha?

Sì è vero, i vietnamiti amano il Made in Italy, la nostra cultura, la nostra arte. Sono numerosissimi i giovani che studiano la nostra lingua, in particolare presso l’Università di Ha Noi, dove esiste un eccellente Dipartimento di italianistica; sono altresì numerosi gli studenti che vengono a perfezionarsi nel nostro Paese. Inoltre molti classici della letteratura italiana, compresa La Divina Commedia sono tradotti in vietnamita. In Italia, per contro, gli studi sull’Asia del Sud-est sono ancora sottodimensionati. Presso l’Università degli Studi di Torino abbiamo avviato sin dagli anni novanta seminari storico-politici sul Viet Nam e, successivamente un Corso di Lingua vietnamita, oggi non più attivo. L’Istituto orientale di Napoli ha recentemente attivato corsi di vietnamita. Il Polo scientifico-culturale di Torino e la Camera di Commercio Italia-Vietnam, in tempi migliori, promotori di pregevoli iniziative culturali, tuttavia, registrano un forte interesse da parte di curiosi, potenziali turisti e investitori; un interesse e una curiosità   verso un paese che, una volta scoperto è impossibile non amare.

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