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A mare Carlo Felice. W Giovanni Maria Angioy!

January 9th, 2011  |  Published in Cagliari, Politica  |  14 Comments

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Il largo più importante di Cagliari è dedicata a Carlo Felice. La strada più importante della Sardegna è dedicata a Carlo Felice. Tante strade delle nostre città e dei nostri paesi sono intitolate a Carlo Felice. Perché? Chi era costui?

Nel 1820 Vittorio Emanuele I, re di Savoia, abdicò in favore del fratello Carlo Felice. Egli, lontano da Torino, dovette subire per qualche mese la reggenza di Carlo Alberto, il quale era un liberale. Infatti, concesse una costituzione, la quale fu revocata da Carlo Felice qualche mese dopo.

Carlo Felice dovette governare anche la Sardegna, che conosceva già. Si era rifugiato in Sardegna quando, sul finire del Settecento, con tutta la corte era scappato dal Piemonte per non cadere nelle mani delle truppe napoleoniche. Su Carlo Felice il giudizio degli storici è quasi unanime: fu un sovrano reazionario, illiberale, che non fece nulla per cambiare le condizioni di vita dei sardi. Nonostante alcune riforme (istruzione, organizzazione sanitaria, Codice Feliciano, inizio della Cagliari-Sassari), il carattere negativo di fondo del suo operato è netto.

L’editto delle chiudende di Vittorio Emanuele I, a causa dei moti del 1820-21, non fu pubblicato subito. Lo fece Carlo Felice nel 1823. Come si sa, l’editto diede luogo ad abusi ed arbitri. In definitiva, il popolo sardo non ne ebbe vantaggio.

Perché Carlo Felice deve rappresentare Cagliari? Perché i tifosi del Cagliari devono addobbare un nemico della Sardegna? I simboli rappresentano un popolo e lo identificano. Ci dobbiamo noi identificare con Carlo Felice?

Giovanni Maria Angioy, nato a Bono nel 1751, fu il capo simbolo del movimento anti-feudale sardo. Angioy fece proprie le rivendicazioni delle popolazioni della campagna vessate dai feudatari, e propugnò l’eliminazione delle arcaiche strutture di potere. Lo seguivano il popolo, che da anni sporadicamente si ribellava, ma anche professioni e funzionari, formatisi nelle due Università sarde (Cagliari e Sassari). Nel 1796 viene nominato Alternos, e parte da Cagliari in direzione Sassari. Viene ovunque accolto come un salvatore. Governa con saggezza e giustizia. Ben presto gli viene chiesto di porsi alla testa di un movimento che sottragga la Sardegna al dominio dei feudatari. L’Alternos accetta.

Parte da Sassari il 2 giugno 1796. L’accoglienza nei paesi è eccezionale, e comincia la marcia verso sud. Gli angioyani cantano Procurad’ e moderare, barones, sa tirannia. Dichiara: “Ho perso la salute, il mio patrimonio, le mie figliuole, […] ma non lascerò se questi m’agiutano di difendere tutto questo Capo di Logudoro dalla schiavitù dei feudatari insino all’ultima goccia del mio sangue”.

La discesa di Giovanni Maria Angioy, tradito dai suoi ex alleati, si ferma a Oristano. Morirà, povero, a Parigi nel 1808, non prima di aver tentato in tutti i modi di dare al suo popolo giustizia e libertà.

Quale deve essere lo spirito di Cagliari e della Sardegna, il suo ethos? Quello di Carlo Felice o di Giovanni Maria Angioy? Perché ci deve essere la statua di Carlo Felice? Perché non la sostituiamo con quella di Giovanni Maria Angioy? Perché tutti i sindaci di Cagliari non hanno mai messo in discussione Carlo Felice? Il centrodestra, che comprende i beneamati sardisti, sta muto. Ed il centrosinistra?

Noi vogliamo buttare a mare Carlo Felice, e mettere nella piazza simbolo di Cagliari, da cui parte la strada che attraversa tutta la nostra terra, Giovanni Maria Angioy.

Qualcuno potrebbe prendere la questione con sufficienza. Preferiamo, piuttosto, che ci si dica che non si è d’accordo. Perché tutti noi vogliamo migliorare le condizioni di vita delle cagliaritane e dei cagliaritani. E vogliamo dare a coloro che vivono con noi nei quartieri della capitale una ragione per cui vivere. Vogliamo il pane e le rose. La vita materiale ed il sogno che diventa realtà.

Chiediamo al centrosinistra, e a chiunque si candidi ad amministrare la capitale della Sardegna, di prendere questo impegno. Cagliari si merita altro.

“A mare Carlo Felice. W Giovanni Maria Angioy”

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14 Comments

  1. giorgio bozzano says:

    Viva Gio Maria Angioy!

  2. MARCELLA SCHIRRU says:

    Grazie della grande lezione di storia.
    Sono sicura che la maggior parte dei cagliaritani e dei sardi non conoscono la storia della Sardegna. Marcella

    • admin says:

      Si, popolarizziamo questo pezzo di storia al massimo.

    • franca says:

      Ho letto che, come regnante, Carlo Felice era piuttosto annoiato dalla politica e frequenti erano i suoi soggiorni lontano dai luoghi della sua designazione, preferiva risiedere in Savoia, nel nizzardo, in Liguria, oltre a soggiornare per lunghi periodi nei castelli di Govone e Agliè; è in quest’ultimo castello, ricevuto in eredità dalla sorella Maria Anna nel 1825, che abitava più volentieri (probabilmente gli ricordava momenti felici dell’infanzia) e lo capisco perché quell’immobile è uno schianto inserito in un borgo tutto da mangiare con gli occhi. Il compito del governo fu ampiamente delegato al suo austero Ministro dell’Interno, il conte De Cholex.
      Innamorato dell’arte e della cultura, nel 1824 acquistò l’abbazia di Altacomba dove erano sepolti molti dei suoi antenati e ne curò il progetto di restauro che affidò all’architetto Ernesto Melano.
      Sarà sempre lui poi, nello stesso anno, ad acquistare buona parte della collezione che attualmente costituisce il Museo Egizio di Torino, ricevendo i reperti direttamente dal barbaniese Bernardino Drovetti, in quegli anni Console Generale di Francia in Egitto. La collezione venne poi destinata al palazzo dell’Accademia delle Scienze, ancora oggi sede del museo.
      Nel 1827 Carlo Felice fece pubblicare il nuovo codice civile e penale degli stati sabaudi che andava a riformare il precedente, a sua detta ancora troppo impregnato di valori rivoluzionari. Dopo poco istituì anche la camera di commercio e la Scuola di Paleografia e Diplomatica, affiliata all’accademia di pittura e scultura.
      Forse non alla sua perizia nel regnare ma alla sua personalità schiva e quasi ascetica si può ascrivere la preferenza accordata ai politici nel dedicargli dei luoghi di memoria.
      Sull’ignoranza dei sardi circa la storia sarda sento solo di dire che l’ignoranza, la mia in primis, permea tutti i campi e non resta che intristirsene senza meraviglia.

      • admin says:

        Cara Franca,
        grazie per le informazioni. Concorderai con me, però, che se Carlo Felice è così importante per la toponamstica sarda e cagliaritana, questa diventa una questione politica, che supera la sua personalità schiva e ascetica, soprattutto alla luce del ruolo che esercitò in Sardegna.

        Enrico

  3. FRANCA says:

    Effettivamente….forse i politici sardi sono stati contagiati in ritardo dalla sindrome di Stoccolma…strani che siete!
    Popolo a cui il GRANO fin dal principio ha portato solo grane. Chiusi nella vostra isola, senza rompere le balle a nessuno, ho letto che avete passato tutta la storia a ribellarvi a qualche sfruttatore e la faccenda dei Savoia è buffa davvero! Quando il trattato di Londra del 1218 vi “regala” ai Savoia in sostituzione della Sicilia e questi diventano per la prima volta “RE”, invece di rallegrarsi, sembrano subito convinti che lo scambio non sia vantaggioso e tra il 1730 e il 1750 cercano pure di restituirvi agli spagnoli in cambio di “qualche parte” del nord. ripeto…..Effettivamente …volendo dedicargli qualcosa potevate pensare ad una cava di compostaggio rifiuti…

  4. FRANCA says:

    HAHEM…non mi quadrava qualcosa rileggendo…ho digitato il 2 anziché il 7 e ho anticipato di mezzo secolo il trattato di Londra

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