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Su autonomismo, federalismo e convegno di Ghilarza. Prime brevi osservazioni.

May 1st, 2018  |  Published in In evidenza, Politica, Sardegna

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Su autonomismo, federalismo e convegno di Ghilarza. Prime brevi osservazioni.

 

Nei giorni scorsi ho letto, sui giornali, di un convegno tenutosi a Ghilarza il 28 aprile 2018 per discutere di “autonomismo e federalismo”. Avrei preferito che gli sforzi degli intellettuali e dei politici sardi quel giorno fossero concentrati su Sa Die de sa Sardigna, ma tant’è.

Sono poi riuscito ad avere la nota stampa e la relazione introduttiva di Gian Giacomo Ortu.

Con la Fondazione Sardinia e con Sardegna Sostenibile e Sovrana ci occupiamo da tempo di questioni istituzionali. Con la Fondazione Sardinia, qualche anno fa, abbiamo addirittura costituito l’Osservatorio sardo sulle riforme istituzionali.
A parte una considerazione politica, per la quale qualunque eletto o dirigente PD oggi non può essere definito di sinistra, in quanto il PD ha negli ultimi dieci anni costantemente praticato innovazioni legislative e scelte politiche neoliberiste, in perfetta continuità con il peggior blairismo, credo che il convegno di Ghilarza sia utile per rianimare il dibattito in quella area politica.

La prima nota positiva è che si vuole abbandonare la precisa impostazione neocentralista praticata negli ultimi dieci da chi continua a credere nello spazio politico del “centrosinistra”. Questo significa abbandonare nettamente le pratiche di questa legislatura regionale, che hanno portato alla mancata revisione dello statuto, ed al totale abbandono della discussione sui rapporti intercorrenti tra la Sardegna e lo Stato italiano[1].

Al contrario, la relazione di Gian Giacomo Ortu recita che una riscrittura dello Statuto deve partire “dall’attività di confronto e negoziazione politica della Regione con lo Stato [...]. Per questa via sarà anche possibile raccogliere in un progetto d’assieme e unitario l’intera e sinora frammentata materia del contenzioso della Regione (ma in questo caso direi del popolo sardo) con lo Stato: l’adeguazione del sistema scolastico regionale alle esigenze del territorio e allo specifico etnico, linguistico e storico della popolazione; la continuità territoriale” e via discorrendo.

Si tratta esattamente di ciò che questa maggioranza, sia nel suo versante consiliare che in quello esecutivo, non ha fatto. E’ positivo che una parte di quel mondo riconosca questa necessità.

A riscrivere il rapporto della Sardegna con l’Italia e l’Europa deve essere il popolo sardo, e sarà il popolo sardo a decidere cosa preferisce.

Per il resto, due veloci annotazioni.

La prima riguarda “autonomismo e federalismo”. Autonomismo e federalismo sono due concetti tra di loro ben diversi. Il federalismo implica avere piena potestà sulle tre P: diritto privato, diritto penale e diritto processuale. In una regione in cui, sulla base del principio dello “ordinamento civile”, la Regione Autonoma (su cui tanto ci sarebbe da scrivere e da dire, magari con una sana autocritica e con spirito costruttivo) non può decidere neanche sull’importo dei buoni mensa per i suoi dipendenti, sarebbe un bel passo in avanti.
Quello che abbiamo, invece, è un autonomismo vecchio di 70 anni, che deve essere dichiarato superato, al fine di scrivere insieme un’altra pagina di storia.

La seconda annotazione riguarda il sovranismo. Esso nasce in Sardegna ben prima che nasca in Italia, non ha nulla a che fare con Alemanno etc., e non è proprio degli indipendentisti. I sovranisti non sono indipendentisti. I sovranisti sardi pensano che sia necessario riconoscere il diritto all’autogoverno del popolo sardo, il quale deve esercitarlo cambiando lo statuto, e progressivamente sarà lo stesso popolo sardo a decidere quale contorno istituzionale avrà. Sardegna Sostenibile e Sovrana scrive di questo già dal 2013.

 

 

 

[1] Da questo scenario escludiamo il Partito dei Sardi ed i Rossomori. Il Partito dei Sardi perché, pur facendo parte della maggioranza che governa la regione, rifiuta di far parte organicamente del centrosinistra, sia a livello teorico mediante la proposta della “convergenza nazionale” sia pratico, per esempio alleandosi con il centrodestra alle elezioni amministrative di Assemini. I Rossomori si sono sfilati dal centrosinistra già da tempo.

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