avidità

Maurizio Onnis, l’avidità e noi

L’articolo di Maurizio Onnis pubblicato il 24 giugno su SardegnaOltre (giornale on-line che invito tutti a sostenere) pone questioni centrali a chi vuole fare politica o, addirittura, a chiunque voglia fare filosofia.

Compio alcuni ragionamenti sparsi, perché l’argomento deve essere colto.

Un amico e compagno col quale facevo politica (e non solo lui a dire il vero) si definiva “un comunista di destra”. Il paradosso era utile a differenziarsi da tutti i “perbenisti” della CdS (Cultura di Sinistra), tra l’altro recentemente cantata da Michele Atzori, i quali dietro un generico “volemose bene” e “aiutiamo chi sta peggio” in realtà non volevano (e non vogliono) che un persistere delle differenziazioni sociali, ammantate di un leggero “progressismo”. Che non si esageri. Insomma, posizioni da PD e partiti confinanti (con tutto il rispetto).

In quella espressione c’è convergenza con l’articolo di Onnis.

L’avidità è una delle forze della società atlantica oggi, noi ci siamo dentro e ci dobbiamo avere a che fare.

Prima osservazione: per fortuna il mondo non finisce con il mondo atlantico. Il mondo africano e asiatico, nonché quello latino americano, è diverso. Sicuramente ci sono i vasi comunicanti, ma è diverso. Per la Cina rimando, per esempio, all’ultimo libro di Pino Arlacchi “La Cina spiegata all’Occidente”.

Per gli altri paesi non ho testi particolari a cui fare riferimento, credo però che sia pacifico che la “avidità” vi risieda con modalità e intensità diverse rispetto all’occidente atlantico.

Seconda osservazione: la Sardegna sta in Occidente, ed ha però un animo bizantino, mediterraneo, in qualche modo latino americano, che non dobbiamo dimenticare.

Terza osservazione: l’uomo, o meglio la bambina o il bambino, anche in Occidente, non nasce avido. E’ una costruzione sociale, e quindi reversibile. per questo personalmente sono convinto della possibilità, guevariana e castrista, di costruire “l’uomo nuovo”.

Quarta osservazione: dobbiamo essere realisti. Come scrive Maurizio “la politica si fa sul terreno, nelle condizioni date”. Se viviamo nell’occidente di oggi, nella Sardegna di oggi, con l’avidità ci dobbiamo avere a che fare. E qua subentra la posizione di quel moderato di Piketty, citato da Onnis. Dobbiamo realizzare quanto chiesto da Piketty, dobbiamo prendere ai ricchi, per essere tutti un po’ più ricchi.

Nella Germania est, quella comunista, moltissimi operai erano così ricchi che avevano la “dacia” in cui passare le vacanze estive, che erano molto lunghe. Ecco, qualcosa del genere dobbiamo prenderci. Usando anche l’avidità che ci pervade.

Come diceva un altro compagno con cui facevo politica: “se c’è qualcuno che ha i soldi per comprarsi una Ferrari, io allora posso prendere una sua mazza da golf e rompergliela”. Rompere la Ferrari con la mazza da golf porta ad una bella denuncia, confiscargliela ed usarla per la collettività, con la politica, porta al soddisfacimento di quel tasso di avidità che ognuno di noi ha, e porta anche ad una società migliore.

Per realizzarlo, bisogna agire il conflitto. “Senza conflitto non c’è progresso”, diceva uno. Il conflitto deve essere alimentato anche dalla “avidità”.

Nella politica di oggi, invece, a parte la destra, tutti vogliono essere “buonisti”. Ecco perché hanno vinto loro. E Peter Thiel è l’ultimo e peggiore risultato di questo, ma si può sempre peggiorare.

Esiste una alternativa? L’unica che io vedo è la politica di massa, dove ognuno si sente colpevole se sta fermo, e però sa che sta partecipando all’unico processo che può “cambiare lo stato di cose presenti”. Altrimenti rimaniamo nella nostra piccola associazione o, peggio ancora, a mettere qualche post in qualche social.