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Sardegna Quotidiano – Il “Mattarellum” non è migliore del “Porcellum”

September 7th, 2011  |  Published in Mondo, Politica, Varie  |  1 Comment

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Oggi Sardegna Quotidiano pubblica l’articolo del segretario del circolo PRC “Palmiro Togliatti” di Cagliari sulla raccolta firme del referendum. Ve lo propongo nella sua versione integrale.

 

 

 

La campagna referendaria contro la legge elettorale in vigore non avrà il sostegno di noi comunisti.

 

Non convince la sostanza del risultato politico che un’eventuale affermazione di questo referendum produrrebbe. Non si ripristineranno le preferenze sui candidati, non si avrebbe una legge elettorale nuova; si tornerebbe al sistema precedente, quello già sperimentato per le elezioni politiche del ’94, del ’96 e del 2001.

 

L’attuale legge elettorale è pessima per più di un aspetto. Basti considerare il meccanismo con cui si attribuisce il premio di maggioranza, che distorce a dismisura il voto democraticamente espresso. E non siamo così stravaganti da schierarci a difesa di un sistema che ci ha estromesso da Camera e Senato nonostante i due milioni di voti. Semplicemente, il vecchio sistema “mattarellum” non è migliore del sistema attuale, noto “porcellum”. Anzi, la vecchia legge elettorale presentava caratteri ancor più lesivi del legame tra “società civile” e politica (che non necessariamente deve essere incivile). E’ falso che con la proposta referendaria si restituisce ai cittadini la possibilità di votare il proprio candidato. Si dica la verità. Si dica che si vuol tornare a un meccanismo che nominava il 25% dei deputati attraverso l’aberrazione dei listini bloccati e il 75% dei parlamentari attraverso quel maggioritario dei collegi uninominali più o meno sicuri per questa o quella aggregazione. E’ un sistema che ha già dato prova dei suoi limiti, delle sue storture e di quanto sia distante da modelli compiutamente democratici. Un sistema elettorale che, al prezzo di una minore rappresentatività, avrebbe garantito stabilità, alternanza e governabilità. La vicenda politica italiana ha dimostrato tutt’altro. Il cosiddetto mattarellum, che col referendum si vuol riproporre, è un sistema elettorale ispirato da una concezione notabilare della politica, che espunge dalle istituzioni le istanze sociali più profonde e sentite. Noi non ci stiamo.

 

A sostegno di questa campagna referendaria è in atto una propaganda tanto allettante quanto subdola. Si afferma di voler sradicare dal controllo delle segreterie di partito la scelta sulle persone da mandare in parlamento, ma si sorvola sul fatto che la reintroduzione dei collegi uninominali ridurrebbe ancor di più il potere di scelta degli elettori passando da una pluralità di liste a due o tre nomi catapultati dall’alto.

 

I più onesti e avveduti tra i referendari sbandierano le primarie di collegio come compensazione alle oggettive limitazioni democratiche che caratterizzano il metodo uninominale. Ebbene, io sono contrario alle primarie; son contrario a tutte le formule elettoralistiche che mettono in primo piano un nome e una faccia rispetto a un’idea di politica e di società, che mettono in primo piano i soggetti anziché i progetti. Tuttavia riconosco che in ambiti ampi e significativi, le primarie abbiano favorito processi di svolta e cambiamento. Ma le mini primarie da celebrare in centinaia di collegi non produrrebbero alcun effetto virtuoso. Sarebbero partite giocate nei salotti del potere. Non sfugge veramente a nessuno che, a destra come nel centrosinistra, i più attivi sostenitori della raccolta firme per l’abrogazione del porcellum siano espressione della più vetusta nomenclatura (parlamentari, membri delle tanto vituperate segreterie di partito, profondi conoscitori dei palazzi del potere più o meno occulto).

 

L‘imbroglio messo in atto con questa campagna referendaria raggiunge il suo apice con la mistificatoria rappresentazione del nuovo che avanza contro la vecchia politica. La nuova politica, anziché spostare l’attenzione su problemi secondari, si misuri con la devastante crisi economica, coi problemi reali vissuti dalle masse popolari, dai lavoratori, dai giovani, dai disoccupati.

 

Il ruolo che la Costituzione assegna ai partiti, la ventennale crisi in cui versano, il principio della rappresentanza e della delega, sono tutte questioni che meriterebbero una trattazione a parte e che non possono essere eluse da chiunque abbia in animo di cimentarsi coi meccanismi di riforma elettorale ed istituzionale. Questo referendum rappresenta una scelta regressiva compiuta in nome d’interessi di parte, che rimuove dall’agenda politica il tema di un’autentica riforma del sistema politico e istituzionale. Su questo terreno i comunisti sono pronti a fare la loro parte.

 

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One Comment

  1. Carlo Tronchetti says:

    Sono perfettamente d’accordo. Questo referendum permetterebbe ai partiti di continuare a gestire dall’alto i nomi, e sarebbe un ostacolo forte ad un altro eventuale referendum rivolto a sanare realmente la situazione.

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