Qualche giorno fa ho invitato SeL a chiarire il suo rapporto con il governo Monti. Partivo da una dichiarazione del compagno Zedda, sindaco di Cagliari, che affermava che se fosse stato in parlamento avrebbe votato la fiducia al governo Monti.
Alberto mi ha risposto, ed io ho risposto a lui. Il dibattito è aperto.
Alberto
Bè Enrico, ci sono molti motivi per votare no ma anche diversi per votare si. E chi vota no o avrebbe votato no dovrebbe spiegarci quale sarebbe stata l’alternativa che avrebbe proposto. Ti invito a farlo, non per provocazione, ma per discussione. Sel si è molto smarrita dinanzi al governo Monti, ed ha usufruito del suo essere extraparlamentare per assumere una posizione d’occasione: se va bene ci stiamo, se non va bene non ci stiamo. E’ posizione ovviamente inaccettabile. Ma quale sarebbe l’alternativa che concretamente si sarebbe potuto proporre all’opzione Monti?
Enrico
Caro Alberto,
l’alternativa di chi vota no è lavorare per creare un vasto fronte di opposizione alle politiche del governo Monti, che sono quelle che abbiamo già conosciuto in questi anni e che, invece che risolvere i problemi, li hanno amplificati. Le politiche recessive dell’Unione Europea e della Banca Centrale Europea sono politiche che faranno diminuire i consumi, aumenteranno la precarietà e peggioreranno i servizi pubblici. Abbiamo bisogno di queste politiche?
Il compito della Federazione della Sinistra, e di tutta la sinistra, è promuovere un vasto fronte il quale sia capace di proporre soluzioni di politica economica alternative. Per esempio, così come scritto recentemente dal Financial Times, l’unico modo per ridurre il debito pubblico italiano è costringere gli investitori a rinegoziare il loro titoli con obbligazioni alla pari, i quali abbiano una scadenza più lunga e una cedola abbassata così da ridurre il valore attuale netto in modo molto elevato, magari del 25%. Oppure, immaginare una riduzione del valore nominale delle obbligazioni del 25%. Questa riduzione dovrebbe essere per alcuni, ma non per tutti.
Non capisco, infatti, perché i lavoratori devono accettare riduzioni di salario e diritti notevoli e non le debbano accettare i grandi fondi di investimento privati che speculano sul nostro debito pubblico.
Insomma, la ristrutturazione del debito deve essere condivisa con gli investitori stranieri, invece che solamente con chi consuma e con chi può favorire la crescita.
Oltre una nuova politica economica, dobbiamo immaginare un nuovo modello di società.
Vorrei fare tutto questo con i compagni di Sinistra ecologia Libertà. Ti immagini quanta forza avremmo avuto, in Sardegna, se su questo progetto avessimo trovato una vasta unità e si fosse messo a capo di questa prospettiva il sindaco di Cagliari?
Caro Alberto, spero di averti risposto con queste poche righe, e spero anche che costruiremo insieme l’alternativa a queste politiche economiche e a questo modello di società.
Un abbraccio,
Enrico
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Caro Enrico ho letto con attenzione il tuo messaggio e non posso che concordare sulla necessita’ di elaborare un modello nuovo di societa’. Quello attuale sta fallendo miseramente dopo aver sterminato popolazioni e garantito benessere ad una piccola percentuale di persone, per lo più’ occidentali che nel mentre che affamavano il resto del mondo elaboravano la loro teoria di superiorita’ morale ancora evidente nella politica estera aggressiva ‘di pace’. E sono ancora con te quando dici di voler costruire l’alternativa con noi di sel, perche’ se noi abbandoniamo l’abbondante spocchia che ci portiamo appresso con ostinazione e prendiamo a discutere con tutti i compagni di sinistra forse finalmente, possiamo elaborare una piattaforma programmatica che serva da bussola per passare, attraverso una necessaria per quanto difficile, dolorosa, fase di transizione, ad un modello di societa’ equo e sostenibile in ogni accezione dei termini. Purtroppo, e qui subentra lo scoramento, siamo ancora e sempre nella fase embrionale caro Enrico, a parlare di progetti ancora tutti da iniziare e a cercare piccole soluzioni per il periodo di attuale. Prospettiva minimale e perdente. Siamo in gran ritardo, ma possiamo ripartire. Cagliari ne e’ un esempio ma abbiamo necessita’ di molto di più’.
Un abbraccio
Alberto