Vi propongo il commento di Elena Tradori, del circolo “Togliatti” del PRC di Cagliari, sulla liberalizzazione del commercio voluta dal governo Monti. Lo condivido.
SERRANDE ALZATE
Sembra un affare da poco quello che in questi giorni aleggia nelle cronache economiche di tutte le città e regioni italiane. Sembra qualcosa che non ci tocca, invece la legge sulla liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali in ogni dove e in ogni come è un problema che ci riguarda tutti.
Questa legge aumenta la disparità tra piccolo e grande, favorendo il grande. Ma, ancora peggio, mina quelle che sono le garanzie che uno stato altrettanto civile dovrebbe riconoscere al lavoratore.
L’interpretazione della stessa legge è work in progress. Nessuno, interessato per obbligo o per interesse, ha ancora capito bene cosa comporti la sua applicazione, né i margini di arbitrarietà che il governo, emanandola ha fissato. Pare infatti che ogni Regione o Comune possa regolamentare gli orari di apertura, ma il punto interrogativo sorge sulla discrezionalità.
Si sa che l’Italia è il paese dei controsensi e delle vite parallele, e un provvedimento come questo non potrebbe che accentuare la cosa. Infatti in epoca di crisi si pensa a tenere i negozi aperti, e nel caso di Cagliari anche di allungare le “vie pedonali per lo shopping”, e tutti noi, per l’ennesima volta subiamo l’introduzione in uno scenario liberista che non vede il miglioramento se non di quella classe privilegiata che detiene denaro e potere.
Ma questi sono luoghi comuni, cose sentite e risentite. Il Bla Bla che ci infastidisce e che facciamo tacere mentre le sabbie mobili ci sommergono.
Pessimismo? No. Realismo. Un passaggio tra le vite parallele. Tra le cose che ci vogliono far credere riempendoci le orecchie di Sacrifici=(riottenimento del)benessere e le cose che viviamo. Le noiosissime storie di chi non arriva a fine mese. (Come se fosse uno spettacolo teatrale o un film)
Immagino le scene reali. Lavoratori che fino ad ora avevano una giornata libera. Che abbassavano le serrande dei negozi alle 20.00 la sera. Commesse, parrucchiere, tabaccai. Tutti Stacanovisti forzati. E i centri commerciali, gli unici che possono permettersi un organico legale e ampio che li fagocitano come niente. E i dipendenti e piccoli imprenditori sono i nostri fratelli, i nostri amici, siamo noi. Quelli che non potranno scegliere. Quelli costretti a cedere ai compromessi antisindacali per poter campare. Quelli che un governo neo-liberista, mai come questo, sta distruggendo.
Concludo con l’auspicio che il comune di Cagliari, chiamato come tutti gli altri enti locali a pronunciarsi e a regolamentare entro 90 giorni dalla data di pubblicazione, si riveli sensibile alla criticità del periodo, al risparmio energetico (solo le spese per l’elettricità subirebbero un incremento di circa il 150%), e al rispetto delle garanzie sindacali (come si confà a un’amministrazione di sinistra), trovando un giusto compromesso tra il vivere bene che ci ha sempre caratterizzato e un’apertura al turismo, eventuale e inesplorata fino a ora, fonte di benessere.
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Condivido il commento di Elena Tradori. Questa liberalizzazione folle degli orari dei negozi sarebbe un grave attacco alla qualità della nostra vita. L’ennesimo passo verso la totale americanizzazione della società italiana. Perché invece non prendere a modello le società nordiche, come ad esempio Svezia e Norvegia che hanno saputo coniugare con successo equità sociale, welfare esteso e sviluppo economico?