Beppe Onano ed io abbiamo scritto un articolo sullo sciopero europeo del 14 novembre 2012. Ve lo proponiamo.
Enrico Lobina
Lo sciopero del 14 novembre. La nostra Europa!
Giuseppe Onano
Enrico Lobina
La Confederazione Europea dei Sindacati (CES) ha indetto, per il 14 novembre, una giornata di mobilitazione contro le politiche di austerità dell’Unione Europea.
In Italia la CGIL aderisce. Ci sarà uno sciopero generale di 4 ore e manifestazioni. CISL e UIL organizzeranno dibattiti e presidi di fronte alle prefetture.
“Peoples of Europe rise up – Popoli europei sollevatevi” – questo era l’auspicio dei greci che due anni fa hanno occupato l’acropoli di Atene.
I sindacati europei ci hanno impiegato un po’. Greci, portoghesi, spagnoli, italiani, e tutti gli europei, non possono essere lasciati soli. Alle politiche della UE si deve rispondere su scala internazionale.
Questa giornata, in Sardegna e in Italia, è dimenticata. Non si dia la colpa a presunti mass media al “servizio del capitale”. Si dia la colpa al sindacato e a chi difende gli interessi dei lavoratori.
Il documento della CES sullo sciopero è firmato da tutte le sigle sindacali. Queste rispondono all’appello in ordine sparso. La piattaforma è generica, ma avanzata nelle sue richieste. La CGIL coglie l’occasione di questa giornata per esprimere dissenso contro la legge di stabilità del governo Monti. CISL e UIL su questo punto si sono tirate indietro.
Una domanda: se si è contrari alle politiche di austerità europea, perché si dovrebbero fare dei distinguo per l’Italia? Le scelte del governo Monti non sono forse figlie delle politiche europee? Misteri di due sindacati più interessati a compiacere i Marchionne di turno che a tutelare gli interessi dei propri iscritti.
Anche la CGIL non è impegnata al massimo per la riuscita dello sciopero. Il sito web dà risalto all’evento, ma nel mondo reale pochi sanno che mercoledì ci sarà “addirittura” uno sciopero generale.
Perché? Non sfugge la difficoltà a scioperare, rinunciando a mezza giornata in busta paga. È anche vero, però, che gli scioperi acquisiscono maggiore valore proprio nei momenti di crisi. Mai come oggi avremmo bisogno di uno sciopero generalizzato su scala europea.
Immaginiamo che effetto avrebbe una Europa ferma dal Portogallo alla Polonia, dalla Svezia alla Grecia. Nei popoli che vivono la crisi comincerebbe a venir meno quel senso di frustrazione e impotenza di fronte alle scelte calate dall’alto da organismi apparentemente intangibili. Realizzeremmo che la crisi non è individuale ma collettiva.
Invece i lavoratori non riescono a concepire la propria condizione su scala globale. Il sindacato ha una grossa responsabilità.
Si pensi all’Alcoa: si chiedono soldi all’Italia, si maledice la multinazionale, ma non si proferisce parola contro il neoliberismo. Il neoliberismo rende possibile che un’impresa chiuda per riaprire dove più le conviene. Senza alcuna responsabilità sociale sul territorio in cui ha operato e sui lavoratori che lascia a casa. Se il sindacato avesse studiato l’evoluzione dell’economia e avesse trasmesso le sue conoscenze ai lavoratori, oggi non si troverebbe in difficoltà a proclamare uno sciopero generale su tematiche europee.
Nonostante ciò, il 14 novembre rimane una grande opportunità. Si mobiliteranno i lavoratori. Si mobiliterà il mondo giovanile e studentesco. I giovani hanno chiara la dimensione europea e globale delle crisi. Vedono e soffrono il precariato, l’aumento delle tasse universitarie o del prezzo dei servizi pubblici. Ci colpiscono indistintamente, che si parli spagnolo, francese o italiano.
Auguriamoci che il 14 novembre sia una grande giornata di lotta europea, contro il neoliberismo che genera crisi e austerità La prima di tante.
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