Ieri, 3 aprile 2013, si è tenuto un dibattito consiliare su “Cagliari e l’Università”, così come da me richiesto (http://www.enricolobina.org/wp/2013/02/28/universita-e-capitale-della-sardegna-la-richiesta/).
Vi propongo la traccia del mio intervento, che ha introdotto un bello e lungo dibattito di quasi quattro ore.
Enrico Lobina
Con solennità e felicità ringraziamo il magnifico Rettore, Giovanni Melis, la presidente dell’ERSU, Daniela Noli, che conosce bene quest’aula, ed il presidente del Consiglio degli Studenti, Tommaso Ercoli, per aver accettato l’invito a partecipare a questo dibattito, voluto dalla conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari. Perché questo dibattito, seppur auspicato per la prima volta da me, è in realtà un dibattito promosso in modo collettivo. In questo senso io lo interpreto e così vorrei fosse interpretato da tutto il consiglio.
Il palazzo dove siamo, colleghi e ospiti, impropriamente definito “palazzo Bacaredda”, in realtà “palazzo civico”, fu costruito tra il 1989 ed il 1900, quando l’abitato tra la vecchia porta di Stampace e la ferrovia si diradava molto. Il palazzo, inaugurato nel 1907, 106 anni fa, fu il simbolo della crescita di una città uscita definitivamente dalle mura. Si abbandonava Castello per porre il palazzo più importante della città al centro dei traffici commerciali e di fronte al mare, cioè la porta verso il mondo.
Oggi quel mondo non c’è più. Abbiamo passato tre rivoluzioni industriali. Non si tratta, però, di spostare la sede. Si tratta, bensì, di spostare la mente, di ricalibrare le nostre priorità, così come venne fatto più di cento anni fa da uno dei sindaci che, nel bene ed anche nel male, hanno segnato la storia cagliaritana.
Oggi, colleghe e colleghi consiglieri, giunta, Sindaco e ospiti tutti, diciamoci che abbiamo vissuto, e stiamo vivendo, un periodo storico nuovo, in cui la produzione immateriale, l’ingegno, il sapere sono il centro, il fulcro della nostra anima sociale e, quindi, culturale e politica.
“Economia della conoscenza”, è stata chiamata. E se qualcuno anni fa, già allora con possibilità di opposizione, affermava che il futuro della città sarebbe stato “nell’edilizia e nel commercio”, già oggi non lo si può dire. Questa convinzione, colleghe e colleghi, deve essere di tutti. Deve essere una intera comunità che si fa interprete dello spirito dei tempi, ed in quanto miglior interprete meglio ne sa utilizzare i lati positivi.
“Economia della conoscenza”, dicevamo. E potremmo citare Lisbona, e Bologna, cioè città in l’UE ha elaborato veri e propri paradigmi rispetto a questo tema. Lisbona e Bologna, con le loro luci e le loro tante ombre.
E, di fronte a noi, sia chiaro, non abbiamo solamente strada da fare. Al contrario. Abbiamo già fatto.
Sabato 16 marzo è stato presentato a Cagliari un libro su New York, “nuova capitale mondiale delle start up”, dal titolo “Tech and the city”. Il Sindaco era invitato e presente. In quella occasione Luca de Biase, editorialista di Nòvas del Sole24ore, l’inserto sulle nuove tecnologie della domenica, ha confermato che Cagliari è tra quelle città italiane, tre o quattro in tutto, le quali hanno un forte vantaggio sull’ICT, sulle nuove tecnologie. Ciò permette di essere all’avanguardia, in realtà, su tutti i settori della moderna produzione immateriale europea e mondiale. In quella stessa sede è stata data la notizia che 5.500 persone a Cagliari (verosimilmente nell’area vasta) lavorano in questo settore.
Questa è economia della conoscenza, e su questo l’Università, e l’intero sistema istituzionale, deve fare la sua parte.
Ed è solamente una parte, perché ogni campo del produrre, materiale o immateriale, ha bisogno del sapere. E più è raffinato, e quindi con valore aggiunto, il produrre, tanto maggiore sarà il sapere in esso incorporato.
In questo senso anche il collegamento con gli enti di ricerca, presenti dentro e fuori il territorio comunale, è un elemento da tenere in considerazione.
Questo è uno dei temi in campo nel dibattito di oggi.
Ma discutere di Università è anche altro. È, così come riportato nelle dichiarazioni programmatiche del Sindaco, discutere di cittadinanza, perché nell’intero sistema formativo vi sono i meccanismi che ci portano ad essere cittadini consapevoli, critici, capaci di autogovernarci ed autodeterminarci.
In una regione in cui i tassi di dispersione scolastica sono tremendamente alti, in una fase storica in cui la selezione di classe, all’università ma non solo, lungi dal terminare, si perpetua, in una fase storica in cui bilancio significa quasi esclusivamente tagli e diminuzione delle risorse, queste affermazioni sono particolarmente sfidanti. Ma questa è la nostra volontà e questo deve essere il nostro impegno quotidiano.
Non è, il nostro, uno di quei dibattiti che si fanno per sopperire a mancanze della Giunta, o per intervenire dove non si è intervenuti. Al contrario. Senza voler venir meno allo spirito unitario che ha animato la richiesta del dibattito, ma semplicemente per dare un quadro corretto, ricordiamo che con deliberazione della Giunta n. 21 del 02 febbraio 2012 è stato approvato un protocollo d’intesa tra il comune di Cagliari e l’Università in materia di istruzione, ricerca, innovazione, sviluppo del territorio e realizzazione di iniziative di comune interesse.
Ad esso hanno seguito diversi protocolli specifici e accordi.
Il dibattito di oggi serve a fare il punto, a rilanciare, ad ascoltarci pubblicamente ai più alti livelli, anche con ERSU e con la rappresentanza studentesca. Sull’ERSU mi pare di poter dire, anche qua in modo quasi asettico, che salvare i fondi per il campus di viale La Playa è stato uno dei primi impegni di questa consiliatura. E su quella china vogliamo continuare.
Perché le questioni della residenzialità sono l’essenza stessa di Cagliari che diviene città universitaria. E chi, se non gli studenti, possono rappresentarci meglio quel fecondo concetto di “cittadinanza studentesca”.
L’obiettivo è rendere l’Università di Cagliari una delle migliori e più accoglienti del Mediterraneo, mediante politiche di internazionalizzazione, realistiche ed efficaci, nonché prendere un impegno solenne e fattivo, mediante obiettivi concreti e di alto livello, per rendere Cagliari una città in cui il sapere universitario e l’alta formazione siano elemento di cittadinanza diffusa e di creazione di ricchezza. Il concetto di “smart city” lo impone. La programmazione europea 2014-2020, il Mediterraneo ed il confronto, e se necessario lo scontro, con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), sono elementi cardine di una discussione strategica,
A noi il compito di segnare, in materia di cooperazione, internazionalizzazione, residenzialità, trasporti, utilizzo del rispettivo patrimonio, velocità nelle procedure amministrative che ci riguardano, dei punti precisi e portarli avanti. Sono titoli di capitoli che, sono sicuro, saranno sviluppati nel corso del dibattito.
Uno dei miei maestri politici amava parlare, pensando a se stesso ed al suo ruolo, di “nani sulle spalle dei giganti”, intendendo se stesso come nano rispetto ai giganti del passato.
Un po’ di umiltà, in questo periodo in cui tutti sanno tutto, non guasta. Ma questo non ci deve impedire di guardare lontano, anche più lontano di quanto hanno guardato i nostri predecessori. Magari non per raccogliere consensi, facili consensi, quanto per dare un futuro ai nostri figli e nipoti. Parlare di università nel 2013 è questo.
Tags: cagliari ; università ; dibattito ; enrico lobina ; rettore ; giovanni melis ; sindaco ; massimo zedda ; ERSU ; daniela noli ; Consiglio degli Studenti ; Tomaso Ercoli 

Enrico,
non posso che apprezzare il tuo impegno (e quanti con te) per rendere l’Università uno dei più importanti motori di funzionamento e di rinnovamento della nostra società, particolarmente della nostra regione e della nostra città. Ma come non vedere la profonda inadeguatezza di questa Università e particolarmente della nostra Università rispetto ai problemi della società e della società sarda in particolare. Anche l’esperienza che tu citi della realtà di New York o della Silicon Valley ci mostrano un rapporto Università/società molto distante dalla nostra realtà non tanto rispetto alle risorse intellettuali in campo quanto dalla consapevolezza e alle capacità dell’Accademia italiana, sopratutto di quella che gestiste il potere nei nostri Atenei. L’attuale Università italiana, complessivamente (e fatte salve le eccezioni) è davvero indifendibile. Occorre un profondo rinnovamento, che in gran parte passa per la sostituzione dell’attuale gruppo dirigente accademico, che la improbabile ministro Gelmini ha antidemocraticamente prorogato in sella ope legis. Difendiamo certo l’Università, ma non questa Università obsoleta, che vorrebbe salvarsi salvando anche quanto di peggio ha prodotto. Ci tocca invece di difendere l’Università operando simultaneamente per un suo profondo rinnovamento, che passa per l’innovazione a 360 gradi. Una cosa è certa che l’Università è cosa troppo importante per lasciarla in mano a rettori e ai molti (troppi) professori che pensano di averla vinta al lotto e proseguono nella difesa spasmodica e autoreferenziale della loro università, sempre più estranea alle esigenze delle giovani generazioni. Certo, insieme al vecchio da abbandonare c’è molto di nuovo che non riesce ad emergere. Bene, il mio auspicio è che noi cerchiamo di aiutare proprio questo “nuovo” senza salvare il “vecchio” che purtroppo si difende bene da solo impedendo al nuovo di imporsi, almeno fino ad ora!
Sono d’accordo al 100%
Sul rapporto Università/territorio ti segnalo alcune mie riflessioni su Aladinews: http://www.aladinpensiero.it/?s=università+in+declino+
Grazie e ciao
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