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ECOCENTRI A CAGLIARI E POLITICHE DEI RIFIUTI – L’INTERVENTO IN AULA

September 14th, 2015  |  Published in Cagliari, In evidenza, Interventi in aula

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Dumpster recycling

 

Approvazione progetto preliminare relativo alla realizzazione di un ecocentro in via San Paolo e contestuale adozione della variante urbanistica al PUC vigente, ex art. 1 commi 1 e 3 della LR 32/96 – (prot.n.154/05.08.2015);

Approvazione progetto preliminare relativo alla realizzazione di un ecocentro in Viale Sant’elia e contestuale adozione della variante urbanistica al PUC vigente, ex art. 1 commi 1 e 3 della L.R. 32/96 – (prot. n. 155/05.08.2015)
Da un punto di vista generale, riteniamo che non sia opportuno né corretto da parte di un’amministrazione comunale affrontare la questione della gestione dei rifiuti “alla spicciolata”, mettendo in cantiere interventi comunque obbligatori (raccolta differenziata e ecocentri) senza darsi un quadro d’azione complessivo con obiettivi, tempi, strategie per tenere sotto controllo tutto il processo, dalla produzione dei rifiuti alla riduzione, recupero, riciclo, sino alla smaltimento finale delle eventuali frazioni residue sul quale si deve sempre vigilare, perché comunque il conferimento diretto in discarica e ad incenerimento delle frazioni raccolte nell’ecocentro, senza l’attivazione di tecniche di recupero e riciclo spinto, confligge con gli obiettivi che si vorrebbero perseguire.

E le tecniche di recupero e riciclo spinto sono assenti in questa deliberazione. Ed, invece, potevano essere inseriti.

La mia proposta, quindi, è che vi sia una fase in cui sia rallenta, si reimposta e si riparte, perché lo schema di sistema di raccolta e smaltimento, mi pare evidente, non sta funzionando. Né a Cagliari, né in tutta la Sardegna.

Questo ragionamento vale, a maggior ragione, ora che è naufragato il nuovo appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Non siamo d’accordo sul fatto che venga riproposto, sostanzialmente, per come era prima. Se quell’appalto è fallito bisogna sapere che, se lo riproponiamo uguale, potrebbe fallire un’altra volta, e potremmo, quindi, tenerci queste modalità di raccolta, spazzamento e smaltimento per chissà per quanti anni ancora.
Chi ci guadagna da tutto questo? Vogliamo permettere che tutto questo avvenga? Se si presenta l’appalto così come era, è molto probabile che questo accada.
Fa molto più comodo incassare i soldi come vengono incassati ora, con pochi controlli e scarsa qualità, e continuare così per anni, facendo fallire i prossimi appalti.
Ma non l’abbiamo capito da quello che è successo? Il settore di rifiuti è molto delicato, e sono pochissime le aziende che possono partecipare ad un appalto come quello pensato per il comune di Cagliari.
Non è forse il caso di cambiare metodo ed approccio?
Perché altrimenti si è corresponsabili di un mal servizio, e di una tassazione molto elevata, che non produce un servizio all’altezza.

La relazione tecnica per Via S. Paolo accenna a problematiche relative alla zona di “interesse archeologico” e all’area di “interesse naturalistico” senza specificarne le caratteristiche e senza dunque prevedere gli impatti del progetto e le eventuali misure di mitigazione.
In delibera si afferma che si è in attesa delle necessarie autorizzazioni da parte della Soprintendenza ai Beni archeologici e dell’Ufficio Tutela del Paesaggio, oltre alla VAS.

Da approfondire anche le varianti al PUC proposte: da zone destinate parco urbano e/o servizi di integrazione residenziale dovrebbero passare a aree per attrezzature di interesse comune, con destinazione che ne vincola la fruibilità da parte dei cittadini.

Ci chiediamo: la questione è stata adeguatamente condivisa con la comunità? Stiamo pensando soprattutto al caso di S. Elia, dove si sollevano da più parti le notizie di contrarietà da parte di chi vi abita.

Forse è il caso di fermarsi a riflettere, e ripensare tutto il sistema, e su queste delibere possiamo soprassedere per qualche settimana.

In quest’ottica, riteniamo che un’operazione di semplice emendamento delle delibere, anche proponendo la correlazione ecocentro – recupero e riuso (con la creazione di un centro per il recupero e riuso affiancato, che possa intercettare i beni post consumo prima che vengano conferiti all’ecocentro per lo smaltimento) possa depotenziare e faccia perdere di senso la proposta di delibera verso Rifiuti Zero, intesa come atto preliminare a qualsiasi intervento sul tema.

In ogni caso, la proposta che facciamo, comunque, è quella di emendare la deliberazione inserendo la possibilità che si istituisca una correlazione ecocentro – recupero e riuso. Cosa ne pensa l’aula?

Se parliamo di ecocentro, in base alle più recenti direttive europee (Direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE) e all’interno di una gestione integrata dei rifiuti, s’intende una struttura finalizzata non solo alla raccolta differenziata di frazioni omogenee di rifiuti ma anche al riutilizzo mediante operazioni di cernita, smontaggio, riparazioni, recupero di parti e assemblaggi. La nuova direttiva pone infatti particolare enfasi sulla prevenzione, ponendola al vertice della gerarchia dei rifiuti e conferendo finalmente uno spazio importante al riutilizzo come buona prassi.

Il 2 settembre al Cacip, all’interno della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, è stato presentato il progetto della nuova discarica di servizio all’inceneritore di Macchiareddu. Nascerebbe nel comune di Uta a meno di due km dalla Casa Circondariale e di una Comunità terapeutica. L’informazione alla cittadinanza è stata insufficiente. Eppure secondo il Principio di Precauzione, previsto dalla normativa europea per i progetti a forte impatto ambientale, ai cittadini dev’essere garantito l’accesso all’informazione e alla partecipazione.
Il mezzo scelto dal Cacip per informare la cittadinanza è stato il quotidiano sardo meno letto nel sud dell’Isola: La Nuova Sardegna. Mentre a Macchiareddu si promuove la discarica e si profilano nuovi forni per incenerire, il revamping di Tossilo, contro cui c’è stata una forte mobilitazione popolare, viene di fatto bocciato dalla Commissione Europea.
Nel corso del negoziato con la CE sul POR FESR che si è svolto da luglio 2014 fino all’approvazione del Programma avvenuta il 14 luglio 2015, la Commissione ha più volte espresso la sua netta contrarietà al finanziamento di impianti per il recupero di energia attraverso il revamping di termovalorizzatori esistenti. La bocciatura di Tossilo va inquadrata in questo contesto poiché è in contrasto con la gerarchia dei rifiuti comunitaria (Direttiva 2008/98/CE art. 4) che, come ribadito anche nell’accordo sottoscritto con la UE dall’Italia, “si considera prioritaria la prevenzione…” con la riduzione della produzione di “rifiuti”, il riutilizzo e il riciclaggio. Per garantire la salute ambientale e pubblica il conferimento in discarica e l’incenerimento vanno ridotti sino alla dismissione degli impianti esistenti.

Il revamping sta avvenendo a Machiareddu.
Vogliamo andare avanti nonostante il parere contrario della Commissione Europea?

Le politiche attuate dall’attuale Giunta Regionale e il Decreto Renzi, attuativo della legge 133/2014 ex Sbloccaitalia, risultano già pericolose per la salute ambientale: a ferragosto il ministro Galletti ha rilanciato gli inceneritori esistenti e il loro potenziamento, in contrasto a quanto dichiarò in un recente convegno a Cagliari. Noi vogliamo continuare in quella strada o fermarci e reimpostare tutto il ciclo dei rifiuti?

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