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Amianto, servono risposte immediate dalla Regione e dalle province

August 5th, 2011  |  Published in Sardegna, Varie

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Ieri abbiamo promosso una conferenza stampa sull’amianto. Pubblichiamo il testo del comunicato distribuito alla stampa.

Enrico Lobina


L’amianto è un killer silenzioso (32 milioni di tonnellate di amianto presente sul territorio nazionale) che in Italia fa 5.000 vittime l’anno. In aumento rispetto a qualche anno fa. L’amianto costringe a un’esposizione costante e dannosa circa un milione e mezzo di persone.

La legge finanziaria italiana del 2007 ha istituito il fondo per le vittime dell’amianto, con un finanziamento di 30 milioni di euro, oltre un finanziamento per la bonifica degli edifici pubblici di 5 milioni.

Addirittura è del 1977 la classificazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che definisce tutti i tipi di amianto commercializzato “cancerogeni per l’uomo”.

Dopo tanti anni è ancora enorme la quantità di amianto presente sul territorio italiano. I dati sulle patologie riscontrate in Sardegna sono molto bassi, ma il fatto che la quantità di amianto presente nell’isola risulti elevata fa pensare a un gap nel sistema di censimento, sorveglianza e tutela degli ammalati.

I malati dal 2000 al 2004 sono solamente 30, a fronte dei 1.025 casi in Lombardia e 1.256 in Liguria.

In Sardegna si vive il paradosso di avere una buona legge (LR 22/2005), che stenta ad essere messa in pratica..

La legge del 2005 ha permesso alla Regione Sardegna di stanziare circa 32 milioni di euro tra il 2006 e il 2009 in operazioni di smaltimento e bonifica. Degli 8 milioni annui previsti 5 sono destinati a bonifiche in pubblici edifici e 3 per sovvenzionare l’intervento di rimozione presso privati.

Le amministrazioni locali, le Province e la Regione, sensibili anelli di congiunzione tra lo Stato e i cittadini, hanno il dovere di accompagnare questi ultimi nella bonifica del territorio dall’amianto. Serve un’azione tesa alla conoscenza della dimensione del problema, accompagnata da un’itinerante e vera campagna di informazione e formazione dei cittadini.

Serve la realizzazione di sportelli informativi, protocolli di intesa tesi alla calmierazione dei costi di bonifica coi gestori delle discariche, con i bonificatori e i trasportatori e, soprattutto, co-finanziamenti specifici dedicati alle grandi superfici. Chiediamo l’aumento della percentuale di co-finanziamento per le bonifiche minori, con particolare attenzione ai privati e alle fasce sociali più deboli.

Su questo aspetto rileviamo un primo problema. L’entità del contributo pubblico per l’intervento del privato di sostituzione di quello che spesso è il tetto di un’abitazione domestica o di un luogo di lavoro, è del 60 %. Non vengono garantite adeguatamente le spese di sostituzione.

Questo non incentiva i privati a usufruire dei contributi o a collaborare alle azioni di censimento su presenza di cemento-amianto portate avanti dai COR.

Il COR (Centro operativo regionale) si occupa del censimento delle malattie asbesto-correlate e trasmette i propri dati al RENAM (Registro Nazionale Mesoteliomi), istituito presso l’ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro). L’ISPESL dovrebbe esercitare la fase terminale di sorveglianza. Tutta questa rete in Sardegna va potenziata.

Dei 32 milioni programmati tra il 2006 e il 2009 la Regione ha erogato alle province 20,37 milioni di euro, di cui è stato speso solo l’8,65% (dati AIEA).

In una regione storicamente economicamente depressa come la Sardegna l’amianto commercializzato (Eternit) è stato utilizzato tantissimo in quanto materiale economico e resistente. È addirittura del 1991 la legge che vietava nuovi utilizzi o movimentazioni di amianto. Ma in questi 20 anni si è andati a rilento con tutte le operazioni di bonifica, smaltimento, censimento e verifica sanitaria.

Secondo alcuni calcoli dell’AIEA (Associazione italiana esposti amianto), a questi ritmi l’eliminazione dell’amianto nell’isola avverrà tra più di 330 anni.

La legge 22 del 2005 ha il merito di attivare formalmente la “Sorveglianza sanitaria” (obbligatoria e gratuita per gli ex esposti), che salvaguarderebbe le persone esposte.

La sorveglianza sanitaria stenta a partire. Nonostante siano passati quattro anni, pochissimi conoscono questa opportunità. La pubblicizzazione istituzionale della sorveglianza sanitaria non è stata messa in atto in maniera efficace.

Perché la Regione non mette in atto un’azione di pressione sulle ASL, alle quali ha delegato il compito di attuazione della sorveglianza, affinché diano la giusta assistenza ai malati?

La salute di queste persone può forse aspettare e tollerare le lungaggini e l’apatia a cui ci ha abituati la politica sarda?

L’art. 2 della LR 22/2005 prevede il lancio di una campagna d’informazione e sensibilizzazione capillare e costante nei confronti dei cittadini. L’art 4 del bando della Provincia di Cagliari del 2009 prevede la creazione di sportelli informativi presso i cosiddetti organi di controllo. Allo stato attuale non risulta che queste norme siano state attuate in modo omogeneo nei territori.

Bisogna che Regione, Province, Comuni e ASL si adoperino fin da subito per collaborare e mettere a punto un sistema di controllo e tutela più efficace. Chiediamo che le risorse già stanziate vengano spese e l’aumento delle risorse destinate alle operazioni di bonifica e rimessa in pristino.

Garantire il diritto alla salute è un dovere sacrosanto ovunque e nei confronti di chiunque. In un’isola martoriata da disoccupazione e sottosviluppo come la nostra forse è una necessità ancora più stringente per garantire una dignità agli individui.

Insieme ai soci AIEA, alla ripresa dell’attività politica, chiederemo un incontro all’Assessore regionale alla Sanità. Chiederemo che risponda alle richieste nostre e dell’associazione.

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