Laura Tocco, esperta di Medio Oriente e dottoranda dell’Università di Cagliari, ed il sottoscritto hanno preparato un articolo sull’aggressione NATO contro la Libia. Detto articolo è stato mandato all’Unione Sarda, alla Nuova Sardegna, a Sardegna24 e Sardegna Quotidiano. Nessuno ci ha mai risposto, e nessuno ha pubblicato l’articolo. Neanche il sito di Sardegna Democratica ha pubblicato il pezzo.
Ve lo proponiamo, quindi, in questa sede. Vi chiediamo di dargli più visibilità possibile.
Libia: la verità è la prima vittima della guerra
Laura Tocco*
Enrico Lobina**
I giornali sardi hanno commentato i fatti della Libia con poco spirito critico. Una nazione in fieri, specie se al centro del Mediterraneo, ha il dovere di alzare lo sguardo e guardare con realismo ciò che gli accade intorno. La ricostruzione dell’aggressione NATO contro la Libia, quindi, non può seguire i parametri seguiti dai media italiani. Vi proponiamo, perciò, la nostra riflessione.
Il 20 ottobre 2011, in seguito all’annuncio della morte di Gheddafi, la propaganda occidentale diffondeva inni di giubilo a reti unificate. Un’immagine poco rispettosa delle vite perse nel corso degli attacchi NATO. Li hanno chiamati “bombardamenti umanitari”, ma sono costati più di 1.800 morti e migliaia di feriti. Oggi la Libia non esiste più. Da agiato quale era, è diventato un paese povero, violentato e distrutto.
La campagna di demonizzazione della Jamahiriyyah ha omesso la cronaca del sangue versato dai civili innocenti sotto i bombardamenti NATO. Incursioni, stragi e rastrellamenti sono stati compiuti ripetutamente dalle milizie del CNT (Consiglio Nazionale di Transizione) con il supporto militare della NATO.
Brega è una delle città più distrutte. Porto industriale tra i più importanti del Mediterraneo, la città ha ospitato a lungo le forze leali a Gheddafi e ha condotto una lunga resistenza contro la presenza imperialista. Negli ultimi otto mesi è stata teatro di sette grandi battaglie, durante le quali è caduta ripetutamente nelle mani dell’una o dell’altra fazione. Il lungo elenco dei raid su Brega ha avuto inizio il primo aprile: un assalto NATO ha ucciso 14 civili. Il 6 aprile altri 13 innocenti hanno perso la vita in un bombardamento. Lo stesso giorno il personale medico di un’ambulanza è saltato in aria.
L’elenco degli attacchi NATO è interminabile: fino alla presa della città da parte del CNT, i civili non hanno avuto pace. Anche a Tripoli le incursioni hanno colpito innocenti. A giugno il bombardamento dell’Università di Nasser ha ucciso un numero indefinito di studenti. A luglio, durante l’attacco alla TV di stato, tre giornalisti hanno perso la vita e altri 20 civili sono rimasti gravemente feriti.
Ma uno degli attacchi più cruenti è stato quello scatenato l’otto agosto a Majer. I raid hanno sterminato 20 famiglie, uccidendo 85 persone, di cui 33 bambini e 32 donne. La NATO ha bombardato tre volte consecutive. Ore dopo, dei civili sono giunti sul posto per cercare di salvare i superstiti e, in quel momento, la NATO ha colpito una quarta volta.
Altro teatro di scontri è stata Zlitan. Anche qui, la NATO si è macchiata di stragi contro scuole e ospedali. Le forze leali a Gheddafi hanno resistito duramente per proteggere la propria terra dall’occupazione. Le incursioni, infatti, hanno riacceso gli animi identitari e, a metà luglio, la città è diventata uno dei bastioni della resistenza filo-Gheddafi.
La battaglia costiera di Misurata ha interessato anche la cittadina di Tawargha. Questo piccolo villaggio è stato teatro di un cruento genocidio scatenato dalle milizie legate al CNT che, armate dalla coalizione, hanno agito nel silenzio dell’occidente. I pseudo-ribelli hanno attuato una campagna di pulizia etnica in risposta al supporto che la città stava offrendo a Gheddafi. Senza pietà, le milizie hanno scatenato un’ecatombe: rastrellamenti, saccheggi e omicidi si sono susseguiti dal mese di giugno fino ad agosto. Durante le operazioni il villaggio è stato cosparso di scritte razziste contro gli abitanti di pelle nera.
Tawargha aveva 10 mila abitanti. Dopo questa operazione di odio razziale non esiste più. La sua popolazione è stata annientata.
A Sirte, roccaforte delle forze lealiste, i giorni più cruenti sono stati quelli di ottobre. Alla popolazione civile in fuga dalla pioggia di bombe è stato impedito di scappare. La città assediata è stata devastata e colpita da costanti raid aerei che, 24 ore su 24, hanno attaccato ospedali, case e scuole. In una sola giornata, il 10 ottobre, la cattura delle installazioni militari è costata 30 morti e 200 feriti. Da fine agosto ad ottobre 415 raid della NATO sono stati lanciati solamente contro Sirte.
Tra quelli che l’occidente appellava come dittatori, Gheddafi, leader di una nazione ricca di risorse, rappresentava uno dei bastioni più saldi. La ferocia con cui sono state svolte le operazioni rivela il tentativo di sfruttare il paese eliminandone il più tenace difensore. In otto mesi, infatti, più di 9 mila bombardamenti sono stati liberati sui cieli libici senza il minimo sforzo di proteggere i civili. Sono state distrutte case, scuole, acquedotti, negozi, infrastrutture civili, università, ospedali e strutture mediche. Il paese intero è stato privato della corrente, dell’energia, del gas, del petrolio e dell’acqua.
A ciò si aggiunge la furia con cui è stato ucciso il leader libico. L’indecente esecuzione contro Gheddafi è prova della violazione del diritto internazionale nelle operazioni NATO in Libia. L’occidente, che tanto si erge a tutore dei diritti, ha legittimato la formula del “farsi giustizia da sé”. Gheddafi vivo sarebbe stato troppo pericoloso.
Le più importanti testate giornalistiche ci hanno invitato a gioire della morte di Gheddafi. Ma i 1.800 civili morti sotto i bombardamenti non meritano forse più rispetto? Esiste davvero un motivo per cui festeggiare?
* Università degli Studi di Cagliari
** Consigliere comunale Federazione della Sinistra, Cagliari
Tags: laura tocco, libia ; aggressione NATO 
![bombardamenti NATO in Libia[2]](http://www.enricolobina.org/wp/wp-content/uploads/2011/11/bombardamenti-NATO-in-Libia2.jpg)
Il fatto che l’articolo non sia stato pubblicato non corrisponde a censura.
Il fatto che nessuno dei quotidiani si sia degnato di rispondervi non corrisponde a censura.
Credete di esser al centro del mondo o cosa?
Perché mai poi qualcuno dovrebbe prodigarsi per dare più visibilità a questo articolo? L’unica cosa che avete fatto è un lavoro che si colloca a metà strada tra la “ricerca” dei dati da altri quotidiani ed il collage di questi. Chi legge i quotidiani (quelli di “qualità”) ogni giorno difficilmente troverà qualcosa di nuovo in questo articolo.
Definire l’esser stati ignorati dai quotidiani come censura è alquanto fuorviante… bel modo per farsi pubblicità…
I giornali “di qualità” a cui tu ti riferisci, quando parlavano di Libia, scrivevano da Roma o da Milano, ed erano LORO a fare il collage dei dati provenienti dalle informazioni della stampa occidentale (specie nel caso dei quotidiani italiani). Le informazioni riportate nel presente articolo provengono da giornalisti, indipendenti, che hanno monitorato, sul campo, giorno dopo giorno, le operazioni NATO. Questa campagna mediatica di esaltazione della NATO, almeno per onestà professionale, avrebbe dovuto lasciare spazio ad una visione dei fatti alternativa. Avrebbe dovuto fornire a noi cittadini tutti gli strumenti per fare delle valutazioni sane. Conoscere una visione alternativa di un tema così attuale è un diritto di tutti. Al contrario, l’informazione è stata viziata e le notizie sono state filtrate allo scopo di dare legittimità ai bombardamenti NATO.
Le visioni più critiche sono ancora oggi troppo scomode. Per questo motivo, quella propaganda preferisce non fornire spunti di riflessione, piuttosto, preferisce continuare a diffondere i successi della coalizione. Questa propaganda, che ha preso il controllo di tutti i mezzi di comunicazione, ha soppresso tutti gli altri resoconti. Io questa la chiamo censura.
Quanto al modo di farsi pubblicità, se effettivamente questo fosse stato lo scopo dell’articolo, avrei scelto di stare dall’altra parte. Avrei avuto sicuramente più spazio.
Prima di scrivere e pretendere di veder pubblicato un articolo non va mai dimenticato quale dovrebbe essere l’etica ed il mestiere di un giornalista,che non è semplicemente una persona che esprime opinioni personali (come quelle dell’articolo) ma deve fare anche da testimone e cercare di essere imparziale su quanto scrive.
L’articolo vede solo una faccia della medaglia, nascondendo invece il fatto che Gheddafi fosse comunque un dittatore e per certi periodi è stato anche un terrorista.
Ed in merito alla violazione del diritto internazionale giova ricordare come anche nella vicina Romania, Ex Jugoslavia e altrove la caduta di governi dittatoriali non sia stata indolore.
La realtà dei fatti è che Gheddafi può certamente essere paragonato a Tito, un dittatore che aveva il pregio di tenere unito un paese che nella realtà non è mai stato una nazione. Lo stesso vale per la Libia che pertanto avrà un futuro molto più incerto di quanto vogliano farci credere i mass-media.
Ho trovato l’articolo per caso e, leggendo il testo, mi viene da esclamare: niente di nuovo all’orizzonte!
I morti libici non sono nostri morti e le stragi autorizzate dalla bandiera stellata avvengono sempre sotto i cieli degli altri.
Fin quando questo sarà un dogma gli italiani continueranno a dormire sonni tranquilli. Non vogliono scomodarsi e riflettere che quello che succede dall’altra parte della sponda sta succedendo al fratello africano o succederà, fra breve, al fratello arabo.
NO. Noi siamo parenti ai francesi, agli statunitensi. Siamo amici dei tedeschi e degli inglesi. Facciamo affari con i russi ed invidiamo i cinesi. Ma siriani, palestinesi, iraniani, somali, yemeniti, iracheni, libici…..quella è gentaglia. Quella è razza inferiore, in fondo in fondo è gente strana. Mussulmani.
A noi che ci frega. Abbiamo l’acqua corrente, il mutuo da pagare, la figlia che vuole andare dalla De Filippi, il ristorante il sabato sera, la tv 3000 pollici. Noi stiamo bene tra di noi. E poco importa se i nostri figli crescono come noi. Porci ed egoisti.
Credo che valga sempre la pena diffondere questo genere di denuncia. Trovo però improbabile che possa trovare spazio su organi di stampa che immagino seguano direttive precise sulle informazioni da pubblicare. Non me lo leva dalla testa nessuno che certe cose possono essere dette, altre devono essere dette in un certo modo piuttosto che in un altro, altre ancora non devono essere invece dette. Per dire: oggi nelle prime pagine di Repubblica.it e del Corriere.it nessun titolo su borse e spread… curioso no? Dopo settimane di titoli in prima pagina, e accuse al governo Berlusconi, con Monti finisce tutto? Eppure i dati (che si trovano solo nelle sezioni dedicate, non sembrano per nulla migliorati, anzi…). Comunque suggerisco di far girare questo pezzo su internet…
Grazie per il contributo a Enrico e Laura