Martedì 26 giugno abbiamo discusso il regolamento sul registro delle unioni di fatto e convivenze. Vi propongo il mio intervento.
REGOLAMENTO REGISTRO UNIONI CIVILI – INTERVENTO IN AULA IL 26 GIUGNO 2012
Sono circa 84 i comuni che hanno approvato il registro delle unioni civili, in questo caso intitolato unioni di fatto e convivenze. Sono circa 84 i comuni che hanno peccato, secondo il consigliere Mannino.
Il primo, in Sardegna, è stato il registro delle unioni civili del comune di Atzara, comune allora a guida comunista, il sindaco era Alessandro Corona. Correva l’anno 2006.
Qual è la base di questo regolamento? Il rispetto dei diritti dell’uomo, ed i principi di pari opportunità e solidarietà dei cittadini a prescindere dal loro orientamento sessuale e dal loro modo di relazionarsi affettivamente.
Noi vogliamo permettere di organizzare la propria vita a prescindere dalla classica unione matrimoniale o parentale
La proposta di regolamento va più avanti anche rispetto ad altri comuni, poichè prevede (art. 1 comma 2) “l’adozione di atti che consentano l’accesso ai benefici in materia di diritto alla casa e servizi sociali”.
Diritto di scelta di chi non vuole sposarsi. Per tutti. Però è vero che per le coppie omosessuali la scelta non c’è: o registro o niente. Ci sono in Italia disparità di trattamento nei confronti di cittadini che con le tasse e il lavoro contribuiscono come gli altri alla crescita della società, ma vengono ignorati quando si tratta di “restituire” loro qualcosa in ambito di welfare e diritti. Quindi l’accesso agli stessi benefici in ambito comunale è dovuto.
Alcuni dicono che non è giusto che le coppie gay abbiano gli stessi benefici concessi a quelle etero perché i gay non procreano e non ne hanno bisogno. Questa è la battaglia e l’argomento di alcuni.
Al di là dei giudizi morali, si dimostra di non avere il polso dei mutamenti nella società. Spesso le coppie gay hanno già figli nati da precedenti relazioni etero.
Il registro delle unioni a livello comunale non può fare molto in questo campo..i diritti e doveri del genitore non biologico non sono materia comunale, ma una famiglia registrata nel proprio comune può dare un segnale dell’urgenza di legiferare in tal senso.
E poi c’è tutto il discorso sull’importanza psicologica del riconoscimento. Ci sono psichiatri che hanno scritto parecchio sulle conseguenze del “minority stress”, il malessere dato dal sentirsi minoranza esclusa e non riconosciuta dalla società e dai propri rappresentanti politici. Già il sentirsi minoranza è segno che c’è un problema
E lo dico perché da anni partecipo e sono al fianco di coloro che lottano contro l’omofobia, che in questo paese e in questa Isola è ancora presente
Perche “senza riconoscimento sociale, senza cittadinanza morale, è più difficile che una rappresentazione si consolidi nella mente come legittima e convalidata. Viceversa, nel suo costituirsi come ‘possibile’ e ‘legittima’, questa stabilizzazione toglierebbe alla realtà discriminata il suo contenuto ‘minaccioso’ e implicitamente disincentiverebbe le azioni violente e persecutorie (…). Inoltre ridurrebbe l’effetto dell’assimilazione della negatività sociale, cioè l’omofobia interiorizzata, causa della difficoltà ad accettarsi, dell’autodisprezzo, e di comportamenti inconsciamente autodistruttivi in una persona omosessuale”.
Su tutti questi temi il dibattito è aperto anche all’interno della Chiesa cattolica. Non si possono che accogliere con favore, in tal senso, le affermazioni su questo tema di qualche anno fa dell’arcivescovo Miglio.
Ma questo registro è frutto anche di un dibattito, decennale, che si è sviluppato tra chi ha a cuore i temi del lavoro.
Il dibattito, cominciato negli anni sessanta, e sviluppatosi molto, molto lentamente, ha a che fare col fatto che insieme ai diritti del lavoro, il diritto ad un lavoro dignitoso per tutte e per tutti, con pari salario a parità di lavoro, a prescindere dal sesso e da altre caratteristiche personali, debba affiancarsi il diritto a poter godere liberamente, nella propria sfera personale e nelle relazioni affettive, dei frutti di questo lavoro, senza che una legge imponga che relazioni affettive siano più riconosciute di altre.
Da questo punto di vista il pensiero legato al movimento operaio ha avuto da imparare dal pensiero libertario e oggi, per la verità in Sardegna dal registro di Atzara, siamo arrivati alla sintesi compiuta.
Questo è un primo passo, era doveroso farlo, è doveroso, da domani, andare avanti nel percorso che oggi cominciamo. Per coniugare davvero i diritti con la libertà.
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