Si è tenuto, la settimana scorsa, il congresso italiano del Partito della Rifondazione Comunista, al quale sono iscritto. Il congresso ha rivisto la linea politica declinata dai documenti congressuali. Sui documenti congressuali mi sono già espresso nel post http://www.enricolobina.org/wp/2011/11/13/intervento-al-congresso-del-circolo-togliatti-12-novembre-2011/.
Il compagno Raul Mordenti ieri su Liberazione ha pubblicato un pezzo sul congresso, che mi sento di condividere e riproporre. Per il PRC e la Federazione della Sinistra, se si rinnova profondamente il modo di selezione dei quadri dirigenti, si aprono prospettive interessanti. Se non lo si fa, rimarremo una organizzazione poco influente sullo scenario sociale e politico sardo e italiano.
Rifondazione Comunista sarda partecipa agli organismi dirigenti italiani (Comitato Politico Nazionale) con 4 componenti su 150, il 2,6% dell’intero CPN, pur rappresentando una fetta ben più grande dell’intera organizzazione.
Ad ogni buon conto, vi propongo l’articolo di Mordenti.
Raul Mordenti_i due congressi di Napoli
Enrico Lobina
Tags: raul mordenti, rifondazione comunista ; congresso napoli ; 2011 

i componenti sono 5! pari al 3,33 %
gli iscritti sono 1642 pari al 4.0 %
per la precisione
Scusa per l’imprecisione Nicola. Credevo che il Partito sardo contasse un pò di più in percentuale.
Chi è il quinto?
Comunque, credo che il succo dell’articolo sia altro.
Enrico
Ovvio
i componenti sono io, giovanna, laura, simona e una compagna di Laconi che non conoscevo.
Per contare come Partito sardo sarebbe stato necessario fare una delegazione sarda che non è stato ritenuto necessario comporre. E forse 1-2 posti si strappavano, anche in ragione dell’alto numero di compagne.
Non credo che l’articolo di Raul Mordenti volesse stimolare una maggiore rappresentanza territoriale, se avessimo usato i criteri che Raul suggerisce, e che io condivido, non avremo aumentato la quota dei sardi, ma la quota di compagni e compagne in grado di dare un apporto politico e organizzativo maturo al partito. La selezione dei gruppi dirigenti non si dovrebbe fare per correnti, ma neanche per “razze” ed è chiaro che uno statuto che impone il 50% di donne può portare a queste conclusioni. Vi invito però anche a considerare che uno sforzo di rinnovamento è avvenuto, la presenza di tante compagne nuove, si tratta ora di lavorare alla formazione e alla possibilità anche per loro di prendere parola.
Cara Laura,
sono anche io contrario alla selezione dei gruppi dirigenti per correnti o per “razze”. Mi pare che più di razze però si debba parlare di province e di correnti più di presunti gruppi etnici o minoranze di qualunque genere (c’è qualche migrante o extracomunitario in CPN?).
Credo anche che chi sta nel massimo organo dirigente di un partito debba essere soggetto di formazione, cioè svolgere una funzione pedagogica e appunto dirigente, piuttosto che il contrario.
In ogni caso, se le cose sono andate effettivamente ed esattamente così come delinea Raul Mordenti, Rifondazione Comunista italiana ha perso una occasione importante per costruire un gruppo dirigente. L’ennesima occasione persa. Potremmo avere una organizzazione forte e con una linea politica di massa, ed invece non ce l’abbiamo. La sconfitta del PRC nella società nasce da questi errori.