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APPUNTI SU CAGLIARI, LA SARDEGNA, FRANCESCO COCCO E SALVATORE CUBEDDU

April 25th, 2014  |  Published in Cagliari, In evidenza, Politica

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In queste settimane ho proposto i contributi di Francesco Cocco e di Salvatore Cubeddu sulla capitale della Sardegna e sul futuro della Sardegna, più in generale.
Rimando ai link http://www.enricolobina.org/wp/2014/04/14/cagliari-per-francesco-cocco-alcune-riflessioni/ e http://www.enricolobina.org/wp/2014/04/18/sardigna-nova-un-new-deal-per-la-sardegna-del-terzo-millennio-appunti-per-un-nuovo-inizio-di-salvatore-cubeddu/, e ad alcune osservazioni là compiute.

Qua ripresento alcuni appunti, sperando di riuscire a sistematizzare le proposte, che avrebbero bisogno sia una organizzazione che di un confronto.

Tutte e due i contributi usano nel titolo la parola “nuova”. È indicativo di una necessità e di una insoddisfazione. La necessità è quella di ripensare e riprogettare il destino della capitale e della Sardegna. L’insoddisfazione è per le proposte finora messe in campo.

A Cagliari ed alla Sardegna manca largamente una visione politica alta. La politica arretra, a livello europeo e mondiale comanda l’economia, ed in Sardegna prevale l’ideologia del pensiero unico, che si traduce in “non si può fare”, “non ci sono le risorse”.

Il pensiero unico impone di elaborare delle strategie solamente all’interno di coordinate date, non negoziabili. Al pensiero unico sono quasi completamente subordinati sia il centrodestra che il cosiddetto centrosinistra. Grillo è percepito come esterno al pensiero unico, e questa è una delle ragioni del suo successo. Il mondo indipendentista e sovranista è molto variegato, ed il loro stesso porsi in modo problematico verso lo stato italiano li porta a fuoriuscire più facilmente da questa ideologia.

Cambia qualcosa in campagna elettorale, ma poi torna tutto come prima, e la volta dopo meno persone vanno a votare. Prendiamo l’Europa: il PD, e tutti i partiti di centrodestra, stanno facendo una campagna dove viene messo in discussione il rigore. Sono degli impostori. In Europa i loro raggruppamenti hanno scritto e sostenuto il fiscal compact, l’austerità, l’autonomia della BCE, ed oggi in campagna elettorale si svegliano.

Quale è la differenza tra amministrazione e politica? Nel caso del Comune di Cagliari, capoluogo di regione e secondo alcuni possibile capitale, dove sta la differenza? Dobbiamo fermarci a fare amministrazione, o praticare obiettivi politici con l’amministrazione?
Con la scusa dell’amministrazione, del “questo è competenza degli uffici”, si lascia fuori la politica e rimane il pensiero unico, nonché lo strapotere dei burocrati. Sia chiaro, è colpa dei politici, e non di una volontà malvagia dei dirigenti. C’è volontà malvagia anche tra i dirigenti, ma nella stessa percentuale in cui ce n’è nelle altre categorie.

Cocco e Cubeddu si ribellano a questo andamento, e segnalano urgenze e necessità per la terra che amano. Si è facili profeti ad affermare che ben poco farà la politica rispetto a ciò che scrivono.
Io credo che la politica sbagli, e che non adempia il proprio ruolo. E, perciò, mi esprimo su alcuni aspetti fondamentali dei due contributi.

Le posizioni che porta Francesco Cocco sono fondamentalmente due: i moti del 1906 quale elemento di trasformazione della relazione tra Cagliari e la Sardegna, ed il rapporto col Mediterraneo quale ragione che rilancia e giustifica Cagliari capitale.

Sul primo aspetto registro che gli storici borghesi (Fadda) non ne parlano, e che in generale la storiografia del ‘900 non ne ha fatto un tratto caratteristico della città. Vi è un problema di impostazione storiografica, ma a noi qua interessa altro.
Cagliari è stata un centro urbano con una forte presenza operaia, e nessuno lo sa. “Al censimento del 1911, oltre il 25% della popolazione attiva risulta addetto ad attività industriali. Stiamo parlando di una popolazione complessiva di 40.000 abitanti”.
Per fermare i moti del 1906, che chiedevano più dignità per il lavoro, e che provocarono cinque morti e più di cinquanta feriti, furono necessari 5.000 tra soldati e marinai aggiuntivi. Su una popolazione di 40.000 abitanti è una proporzione enorme.
A livello di massa, popolare, con 1906 la città si saldò con il resto dell’isola.
Perché questo non viene riconosciuti, quanto meno dagli eredi di quei movimenti popolari? Forse perché non ne sono più eredi?
A Cagliari ogni accidente di parente dei Savoia ha una via intitolata, spopolano i Rotary e i Lions, e non c’è uno spazio dedicato ai moti del 1906.
Ma non è solamente un problema di toponomastica. E’ un problema di memoria.
E non solo. Cagliari è stata una città manifatturiera. Deve continuare ad esserlo, e ce lo dobbiamo dare come obiettivo. Non vogliamo una Sardegna parco giochi e luogo di vacanze. Non solo. Non ci basta.
Cagliari deve recuperare le sue vocazioni produttive, che servono alla Sardegna. A chi ripropone un idillio rurale, rispondo che abbiamo bisogno di manifattura, seppur del XXI secolo, e che Cagliari, per posizioni e caratteristiche, ha tutte le carte in regola.

L’altro aspetto sottolineato da Francesco Cocco per giustificare Cagliari capoluogo è il Mediterraneo. Sul tema siamo al disastro. Alla negatività dell’azione europea ed italiana, si somma l’arretratezza della Sardegna e dell’Italia .
Soru, che oggi difende il Mediterraneo di guerra e morte del PSE (Partito Socialista Europeo), portò a Cagliari l’Autorità di Gestione del programma europeo ENPI. Si trattò di un piccolo raggio di sole in un cielo nero, che nero è rimasto.
Sul Mediterraneo Cagliari e la Sardegna sono indietro ed assenti.
Vi è un problema oggettivo riguardante l’intera Europa, che ha volutamente sbagliato le sue politiche europee. Oggi esiste con difficoltà una politica europea verso il Mediterraneo, ed anche le politiche interne europee (penso alla pesca, ma anche all’agricoltura) sono ritagliate sulle condizioni di altre realtà, non del Mediterraneo. Tre sono i temi sui quali la politica non esiste: immigrazione, conflitto arabo-israeliano e petrolio. Dal 1988 ad oggi sono ufficialmente morte, nel Mediterraneo, 20.000 persone. Dal punto di vista economico, il mar Mediterraneo potrebbe essere un’area di cooperazione e scambi fecondissima, e non lo è. Solamente qualche anno fa sembrava stesse per cadere l’euro, e diversi commentatori posero la questione di una grande alleanza mediterranea basata sulla cooperazione e su diversi parametri di scambio, sull’esempio di ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe). La questione di nuove relazioni nel Mediterraneo è ancora in piedi.

Ma Cagliari e la Sardegna non hanno fatto neanche ciò che potevano fare: cooperazione economica, cooperazione allo sviluppo, cooperazione culturale e un’azione per la pace.
Per quanto riguarda la cooperazione economica, Tunisi ed il nord Africa sembrano lontanissimi. Sono estranei alle nostre mappe mentali. La classe dirigente quasi mai le prende in considerazione.
Sulla cooperazione allo sviluppo, a fronte di una diminuzione delle risorse a valere sulla LR 19/96, non vi è stata alcuna elaborazione ed azione strategica. Nonostante l’adesione del Comune di Cagliari alla “Rete dei Comuni Solidali”, il Comune latita sul tema.
La cooperazione culturale è la grande sfida che l’Università, e tutte le altre istituzioni, non hanno colto. Esistono delle nicchie, ma niente di più.
Il Comune di Cagliari ha aderito a “Sindaci per la pace”, l’organizzazione internazionale di Sindaci che chiede la messa al bando delle armi nucleari e politiche di pace. Cagliari, nel mezzo del Mediterraneo, può e deve fare di più. Perché no, essere alla testa di un processo.

Questi sono gli aspetti più sostanziali affrontati da Francesco Cocco.
Lo spettro di interesse di Salvatore Cubeddu, invece, è la Sardegna, una ciambella demografica: sulle coste si accalca la popolazione, ed all’interno tutto si spopola. Insieme all’urbanizzazione, si tratta di fenomeni comuni a tutto il mondo, dalla Cina sino alla nostra piccola isola.

Il saggio, già parzialmente analizzato, si apre con una lettura di Olbia, la Milano della Sardegna, che potrebbe essere ricostruita (se si riescono a trovare le risorse) come se niente fosse, o ripensata completamente. E sarebbe l’occasione per ripensare completamente tutta l’isola.
Per il contenuto del saggio rimando a http://www.enricolobina.org/wp/2014/04/18/sardigna-nova-un-new-deal-per-la-sardegna-del-terzo-millennio-appunti-per-un-nuovo-inizio-di-salvatore-cubeddu/. Compio qua alcune osservazioni di merito

1. Bisogna ripensare complessivamente la struttura istituzionale della Sardegna. L’abolizione delle Province, previste anche da un referendum, non deve significare l’accentramento verso la Regione e verso Cagliari di funzioni e di personale;
2. La capitale di un paese non deve più essere intesa in senso nazionalistico ottocentesco, come il centro del governo. La capitale della Sardegna, in questo caso, è quella realtà urbana dove esistono le funzioni più dense e pregiate, e dove si sommano i vantaggi comparati che le città, ancor di più metropolitane, oggettivamente posseggono;
3. A proposito di urbanizzazione, ma non può essere la Sardegna il luogo in cui a livello europeo, e forse mondiale, si sperimentano le azioni per eliminare, con fortissime azioni, gli effetti ciambella e l’urbanizzazione non volontaria? Se vogliamo salvare quest’isola lo dobbiamo fare.
Dobbiamo decentrare. Dobbiamo permettere ai dipendenti regionali e provinciali di poter lavorare da casa e di poter, quindi, vivere nel loro paese. All’inizio un giorno alla settimana, e poi vedremo.
Dobbiamo decentrare gli uffici pubblici. Portiamo uffici pubblici via da Cagliari, e lasciamo che la città sviluppi le sue caratteristiche produttive, turistiche, culturali.
4. A proposito di urbanizzazione, bisogna imporre il volume zero nell’area metropolitana di Cagliari. Ci stiamo riuscendo nel comune di Cagliari. Non lo stiamo facendo negli altri comuni, dove si continua a costruire come se niente fosse. Perché non introdurre il volume zero nella prossima legge regionale sull’urbanistica?

Francesco Pigliaru non è un politico, ma ha avuto un’esperienza da assessore tecnico al Bilancio ed alla Programmazione, che lo ha trasformato in un tecnico con tendenza politica. Nella debolezza più totale della politica, avrà il coraggio di ridiscutere se stesso ed il futuro dell’isola?

Da parte nostra, abbiamo il dovere di farlo.

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