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COMUNE DI CAGLIARI – TRACCIA DELL’INTERVENTO SUL BILANCIO PREVISIONALE

February 20th, 2015  |  Published in -Verbali/resoconti, Cagliari, In evidenza, Politica  |  1 Comment

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In Consiglio comunale stiamo discutendo il bilancio previsionale 2015. Vi propongo la traccia del mio intervento.

Enrico Lobina

 

 

TRACCIA PER INTERVENTO SULLA DISCUSSIONE DEL BILANCIO 2015

Per Gramsci, la grande politica riguarda la lotta per la difesa o la trasformazione di una determinata struttura sociale. La piccola politica, invece, riguarda «le questioni che si pongono nell’interno di una struttura già stabilita, per le lotte di preminenza tra le diverse frazioni di una stessa classe politica. È grande politica, pertanto, anche il tentare di escludere la grande politica dalla vita statale, e ridurre tutto a piccola politica.

Abbiamo vinto disegnando, nel 2011, una idea di grande politica. Ho parlato, in occasione della discussione del primo bilancio comunale di previsione nostro, quello del 2012, di “fantastica avventura”. Le dichiarazioni programmatiche del sindaco si chiudono con una frase che evoca la grande politica, “dopo la notte viene il giorno”.

Mi sento di dire che siamo rimasti alla piccola politica. I dati economici, sociali, politici, culturali, ci rendono questo risultato. Se volete li possiamo mettere uno dietro l’altro in fila. Io metterò solamente quelli che mi servono, ma in altre sedi ed in altri momenti sono a completa disposizione.

Ed il tema non è il voto favorevole o contrario ad una deliberazione di bilancio.
Il tema vero riguarda il dopo, il futuro.

Il tema è se per Cagliari va bene la piccola politica, o se vogliamo pensare la grande politica. E se sono qua, ad intervenire, è perché penso che in questa aula ci siano ancora spazi, per ragionare e per decidere.

Parliamo di bilancio. Il programma elettorale è il patto che chi si candida compie con gli elettori. Non sono promesse, bensì impegni. Il centrosinistra, nel 2011, prese precisi impegni di fronte agli elettori in materia di bilancio. Riportiamo qua si seguito i dati ed i giudizi espressi nel 2011, nel programma elettorale, rispetto al bilancio.
“La precedente amministrazione lascia una spesa in molti settori fuori controllo, a causa di una gestione deleteria delle risorse.
Oggi Cagliari è la città italiana con:
• le maggiori spese correnti: 1300 euro pro-capite contro la media nazionale di 1000 euro. Alcuni esempi: 7 milioni solo per l’energia elettrica, 44 milioni per la gestione dei rifiuti;
• i tributi locali più alti (567 euro pro-capite contro una media nazionale di 395) ovvero, i cittadini pagano molto per ottenere poco perché una quota dei tributi è destinata a coprire i sovra costi delle spese correnti;
• le entrate extra-tributarie più basse a causa di una disastrosa gestione del patrimonio comunale e dei beni comunali dati in mano ai privati a prezzi irrisori;
• un elevato importo in bilancio di residui passivi: ovvero 500 milioni di risorse bloccate, spese impegnate ma non ancora effettuate per una colpevole inerzia che genera meno infrastrutture per la città e meno servizi alla cittadinanza ed alle singole famiglie.
Un’esperienza fallimentare, insomma”.
Rispetto a questi dati, su cui si esprimeva un giudizio durissimo, facciamo alcune considerazioni, che non sono aggiornate al rendiconto 2014 preciso, perché ancora non è stato compilato, ma i dati presenti nel bilancio previsionale del 2015 ci fanno dire che il trend che indichiamo non si è arrestato, anzi:
– Oggi le spese correnti pro-capite sono aumentate di 127 euro, passando da 1296 euro pro-capite del 2011 ai 1424 euro pro-capite del 2013 (aspettiamo il rendiconto 2014 per avere un dato preciso sull’anno trascorso). Per la gestione dei rifiuti siamo passati ad incassare, dai cittadini, circa 48 milioni di euro, a fronte di una spesa rimasta invariata;
– I tributi locali sono aumentati notevolmente, passando da 581 euro procapite nel 2011 ad 889 nel 2013, con un aumento percentuale di circa il 50%. Eliminando il fondo di solidarietà e l’IMU 2013, che nominalmente entra in questo conteggio, arriviamo a 788 euro pro capite;
– le entrate extra-tributarie sono aumentate di circa 5 milioni di euro, passando da 33 milioni di euro a 38;
– l’importo dei residui passivi, si attivi sia passivi finali, è stato notevolmente ridotto.
Emerge un quadro, sui temi del bilancio, con luci ed ombre, più ombre che luci, e con alcuni dati estremamente preoccupanti. E’ positivo sia la riduzione dei residui attivi e passivi, così come è positivo l’aumento delle entrate extra-tributarie, seppur limitato. Tra l’altro, le recenti vendite del patrimonio comunale, per il 2015, lasciano intravedere un aumento di questa posta.
Il bilancio è complessivamente sano ed equilibrato ma non risparmia i cittadini. Nel caso della Tarsu poi si rileva una eccedenza delle entrate rispetto alla spesa di oltre 5 milioni di euro nel 2013.

Con riferimento all’aumento della pressione tributaria e finanziaria, assistiamo ad un aumento generalizzato e pesante. I tributi locali sono aumentati troppo, sia in termini assoluti che relativi. In un periodo di profonda diminuzione del reddito a disposizione, i tributi locali sono aumentati in modo spropositato. Abbiamo il fenomeno, del tutto nuovo perché coinvolge persone oneste, che vogliono pagare, di chi deve decidere se pagare le tasse comunali o se pagare affitto e bollette e comprare da mangiare.

Aumenta, secondo il bilancio previsionale 2015, le entrate IMU ed anche l’addizionale IRPEF.
Qualche dubbio su questa ultima: la crisi costante lascerebbe immaginare una diminuzione del gettito IRPEF.
Complessivamente, la tipologia I di entrate passa da 183 milioni di euro a 123 milioni.

Non vale la giustificazione che questa è indotta dalla riduzione dei trasferimenti: le misure con cui aumentano le entrate non sono raffrontabili alla riduzione dei trasferimenti. Sono cioè di più l’aumento delle entrate rispetto alla diminuzione dei trasferimenti. C’è il tema di come contabilizzare il fondo di solidarietà comunale, ma qua non ci torno.

Ne emerge, complessivamente, l’incapacità di attuare quella svolta promessa, che possiamo ritrovare nelle affermazioni: “La precedente amministrazione lascia una spesa in molti settori fuori controllo, a causa di una gestione deleteria delle risorse” o “Un’esperienza fallimentare, insomma”.
Questi dati devono interrogare tutti noi. Vogliamo trovare, insieme, delle soluzioni.
Non siamo riusciti a fare meglio le cose, così da spendere di meno, e far pagare meno tasse. Non siamo riusciti a far fruttare l’ingente patrimonio pubblico, a parte le notizie riportate ieri, e che ho citato, da cui avremmo potuto incassare notevoli quantità di denaro fresco. A fronte di diverse operazioni positive e virtuose (residui ed entrate extra-tributarie), la pressione fiscale diventa non più sostenibile per chi ha un lavoro precario, per chi è senza un lavoro, ed è molto pesante per le famiglie del ceto medio.
Le colpe stanno anche su altri livelli, ma noi dobbiamo assumerci compiti politici. Altrimenti rimaniamo alla piccola politica, cioè all’amministrazione. Non so voi, cari colleghi, ma io non sono stato eletto solamente per amministrare, bensì anche per cambiare questa società. In politica esistono gli impegni e la responsabilità oggettiva e dobbiamo, quindi, cambiare per essere all’altezza degli impegni presi nel 2011. La grande politica, appunto.
Innanzitutto, stiamo aspettando l’Agenzia sarda delle entrate, così da non vederci scippati i soldi dei sardi da Roma e da Renzi. Secondo alcuni calcoli lo stato ci avrebbe complessivamente rubato 17 miliardi di euro. I comuni della Sardegna potrebbero anche decidere di allargare unilateralmente il patto di stabilità per quell’ammontare, proporzionato, che lo stato ci dovrebbe dare e non ci dà. Se non lo fa la Regione, perché non lo può fare l’ANCI, cioè tutti i comuni uniti, partendo da Cagliari? Dieci anni fa, o giù di lì, tutta la Sardegna andò a Roma, a protestare sotto i palazzi del potere, per la mancata attuazione dell’art. 8 dello statuto. Se oggi la Regione non lo fa, perché non lo fanno i comuni, e perché non è Cagliari a proporlo, visto che nessuno altro lo fa?
Ma diamo i numeri. Secondo alcuni calcoli sono 900 milioni di euro all’anno le risorse che lo Stato, secondo statuto, dovrebbe versare alla Sardegna, e non li versa. Se li dividiamo per il numero degli abitanti, siamo a 560 euro circa a testa all’anno. Provate a moltiplicarli per il numero degli abitanti di Cagliari, 154.700: arriviamo a 86,6 milioni di euro, all’anno. Con quei soldi potremmo intervenire pesantemente sul dissesto idrogeologico a Pirri, riqualificare e dare case a chi è in graduatoria e ne ha diritto, sostenere la lotta contro la dispersione scolastica, lanciare grandi progetti di riqualificazione urbana, sostenere gli apparati produttivi ed il mondo della cultura.
Ma vi sono anche altri aspetti, strategici.
Bisogna strategicamente agire, in modo profondo, sull’efficacia e l’efficienza dei servizi gestiti dal Comune di Cagliari. Dobbiamo fare meglio, spendendo di meno. La struttura del bilancio, ed anche l’utilizzazione del personale, è rimasta simile, per alcuni aspetti identica, a quella di qualche anno fa.
Contemporaneamente, dobbiamo pagare tutti per pagare di meno. La lotta all’evasione fiscale grande e grandissima va condotta, anche in modo creativo. Su questo registriamo come, in questa previsione di bilancio, vi sia un mero esercizio amministrativo nel porre gli obiettivi per la lotta all’evasione nel 2015, 2016 e 2017 che, mi pare, vengano quantificati in 5 milioni di euro per tutti e tre gli anni
Per quanto riguarda la posta più soggetta ad evasione, cioè la tassa sui rifiuti, che oggi chiamiamo TARI, si passa da 2,15 milioni di euro all’obiettivo di 2,06 milioni di euro.
Non viene vista, l’azione sull’evasione, come strategica, ed è un problema della politica, non degli uffici. Sul tema dell’evasione si sarebbe dovuta compiere una grande operazione politica, culturale ed economica. A costo di inimicarsi qualcuno. Affrontare questi temi è duro, e può apparire controproducente.

Da marzo del 2014 aspettiamo che venga firmato il protocollo d’intesa con l’Agenzia delle entrate, proprio su questo tema che, mi pare, proprio a marzo 2014 è stato approvato, nel suo schema, con Deliberazione della Giunta Comunale.

Se riuscissimo ad aumentare la platea di coloro che pagano le tasse, prendendo il solenne impegno che le risorse ricavate andranno a diminuire la tassazione della restante parte di popolazione, coloro che sempre pagano le tasse, avremmo fatto una grande operazione di giustizia sociale.
Ad oggi non pare che questo aumento della platea di coloro che pagano le tasse ci sia stato.
Abbiamo fatto degli accertamenti sui grandi contribuenti? L’asilo delle suore di via dei Falconi, per esempio, paga le tasse?

Vorrei che ci chiarissimo, però, su alcuni punti: qua non si tratta di fare la guerra a chi non ha nulla, e non riesce a pagare l’affitto, o non riesce a pagare le bolletta o la TARI.
Per loro dobbiamo trovare soluzioni, non la repressione o lasciare che diventino persone che, per tutta la vita, dovranno essere nulla tenenti, vivere ai margini, perché appena incassano qualcosa devono girare tutto ad Equitalia o a chissà chi.
E lo dico, ad esempio, riguardo a tutto ciò che sta succedendo intorno a via della Pineta 77

Qua si tratta di andare a colpire la grande evasione, i grandi evasori, coloro che possono pagare e non pagano. Insomma, noi siamo il 99 e gli altri sono 1, e fanno danni per 1.000, e noi dobbiamo andare a scovare quell’uno, altrimenti affondiamo.

In terzo luogo, non può essere condivisa la posizione dell’ANCI che, in questi anni, non ha mai portato una lotta a tutto campo contro il governo europeo e, in parte, quello italiano, che scaricano sui comuni i costi del risanamento economico voluto dalla trojka di Bruxelles. I comuni devono essere in prima fila nel richiedere la riscrittura delle regole di Bruxelles, ed oggi non lo sono.

Io partecipo alle attività dell’ANCI, e questa impostazione non la vedo. Fassino sbaglia, e dalla Sardegna non mi pare sia arrivato un distinguo. Mi si dirà: ma non è compito nostro. Ma allora compito nostro cos è?
E a chi dice ancora che le amministrazioni non possono fare nulla, consiglio di andare a vedere cosa fa la regione Attica in Grecia, governata da Syriza, e cosa fanno tutti i comuni amministrati da Syriza, in Grecia. E lo facevano anche prima che Tsipras vincesse a livello nazionale greco.

Da ultimo, dobbiamo sviluppare forme di circolazione locale della ricchezza. Politiche sociali di comunità, e guardare anche alle innovazioni più conosciute. Proponiamo che Cagliari sia un comune pioniere nei rapporti con Sardex. Usiamolo, favoriamo l’economia locale e la creazione di circuiti alternativi alla moneta. Stiamo parlando di un’azienda che nel 2009 non esisteva, ed oggi è studiata in tutto il mondo, ha aperto 9 sedi regionali fuori dalla Sardegna, la Commissione Europea la sta studiando in profndità, ed oggi Sardex è, tra contratti a tempo indeterminato e contratti a tempo determinato, un’azienda che a Cagliari città distribuisce 50 buste paga. E c’entra molto col bilancio, e con un rilancio produttivo della città, perché il suo compito è proprio rendere produttivo ciò che oggi non lo è, sia sul lato materiale che immateriale (tempo, risorse umane).

Ma torniamo al bilancio vero e proprio.
Bilancio asettico, molto simile agli anni passati, lascia molti margini di dubbio, per il fatto stesso che lo discutiamo a febbraio. E’ un previsionale vero, con tutti i dubbi, riportati dai documenti, sul Fondo Unico di solidarietà comunale e sul Fondo Unico, i quali potranno essere colmati solamente in seguito all’approvazione del bilancio previsionale della regione.

Molte differenze tra preventivo e consuntivo. Non si riesce a limare questo gap?
Di solito viene modificato in aumento, e questo è positivo. Il dibattito di questi giorni, quindi, serve anche per evidenziare le priorità sulle quali lavorare nei prossimi giorni.

In questa ottica, caro Sindaco ed assessori, vi è un grande assente da questo bilancio, ed anche dalla presentazione del sindaco, dai documenti di bilancio, e dalle audizioni che abbiamo avuto in commissione bilancio si evince: le politiche abitative.

A fronte di un rilevantissimo patrimonio pubblico, di una forte peggioramento delle condizioni economiche, e quindi abitative, non vi è traccia di una risposta sistemica.

Non lo possono essere gli interventi di via Rossini e via Fluementepido, programmati dal 2006 e che ancora non hanno visto la luce.
Va bene la commissione politiche abitative, ma compie un lavoro conoscitivo sempre utile, ma il tema è un altro: vogliamo affrontare la precarietà abitativa e la povertà con i mezzi amministrativi e delle repressione, o vogliamo lanciare una sfida alta?

DIBATTITO DI LUGLIO → MANINCHEDDA → LEX SPECIALIS

LOCARE → AGENZIA ABITATIVA

E VI SONO ANCHE ALTRI ISTITUTI, COME L’AUTORECUPERO istituto come quello dell’autorecupero a destinazione residenziale di patrimonio pubblico in disuso.

Si tratta di un istituto che illustra meglio di altri le potenzialità dell’abitare come pratica di costruzione di cittadinanza. In particolare, le esperienze di autorecupero tendono alla costruzione di un rapporto con i cittadini partendo dal coinvolgimento di quella fascia di popolazione in disagio e svantaggio abitativo.
Per autorecupero si intende un processo edilizio che prevede l’affidamento dei lavori di ristrutturazione di un immobile agli stessi assegnatari che prestano la loro opera in cantiere mettendo a disposizione un monte ore lavorativo. In questo tipo di processi, quindi, sono generalmente coinvolte non solo le amministrazioni pubbliche, ma anche gli stessi futuri assegnatari degli edifici. Questi, riuniti in cooperative edilizie, presentano progetti esecutivi per i lavori di ristrutturazione edilizia, sulla base di progetti definitivi predisposti dall’Amministrazione comunale. La partecipazione ai lavori consente un abbattimento dei costi economici e la creazione di buoni rapporti tra i beneficiari.

Ma anche il lancio di grandi interventi di riqualificazione urbana, che richiedono grandi progettazioni, ed anche una strutturazione del bilancio, e del piano triennale delle opere pubbliche, è un terreno da percorrere.

Sul piano triennale delle opere pubbliche, va tutto bene, e tutti dovrebbero essere oggettivamente felici di un comune che riesce, uno tra i pochi, ad investire in lavori pubblici.
Credo sia un bel progetto quello del pronto intervento, delle manutenzioni 24 ore su 24.
Poi, si può discutere sulla priorità da dare ad un intervento piuttosto che ad un altro, ed io avrei dato priorità agli interventi sull’abitare e sulle periferie, ma mi accorgo che sono punti di vista.

Segnalo qua la proposta, che condivido e che faccio mia, compiuta da Sardegna Pulita qualche mese fa, e cioè quella di, specialmente nelle vie del centro, fare lavorare gli operai dalle 7.30 del mattino sino alle 22.30/23, così da terminare prima i lavori.
Abito in via Garibaldi, e non è così. E per tanti commercianti, distrutti dalla crisi, può essere la goccia che fa traboccare il vaso.
Si tratta di una goccia, ma poi se la prendono con noi, anche se vorrei vederli manifestare, per esempio, con il nuovo centro commerciale che verrà aperto ad Elmas, l’ennesimo di 46.000 metri quadri, come se ce ne fosse bisogno.

Assessore, si può fare, dobbiamo spendere di più, quanto? Possiamo ragionarci? E’ necessario un emendamento?

Vi sono poi i singoli aspetti del bilancio, i singoli assessorati.
Mi soffermo solamente su alcuni aspetti.

LA LINGUA
Ciò che prevedeva la mozione
Ciò che ha detto il Sindaco
La realtà
L’emendamento
Scelta politica → esempio stemma

FONDI EUROPEI
POR e PON
Normale esserci dentro
Sforzo progettuale viene considerato positivamente
Aree metropolitane ed aree interne → Soru (pluriclassi ed aree rurali)
OI → ci lavoro
PROFESSIONALITA’
NO ASSUNZIONI ESTERNE → RAS
INTERNALIZZAZIONE
Efficacia dei finanziamenti

VERO TEMA: PROGRAMMI A GESTIONE DIRETTA
Non mi risulta ci sia nulla, anche se sapevo di qualche progetto ENPI. Si può fare tantissimo, e sono soldi freschi, addizionali aggiuntivi.
Registro la considerazione dei revisori dei conti: “non sono presenti contributi di natura corrente da parte di organismi comunitari ed internazionali”.
I programmi a gestione diretta dovrebbero intervenire proprio qua

A QUESTO COLLEGO LE POLITICHE DEL PERSONALE
ASSUNZIONI → professionalità
FORMAZIONE → pochi fanno formazione, e bisognerebbe anche capire (lo dico essendo un dipendente pubblico) con che criteri. Perché poi il rischio è vedere che passano gli anni, i lustri, e le tue competenze le perdi, e poi magari l’amministrazione dà consulenza da 40.000 euro all’anno, quando sarebbe stato più utile alla collettività valorizzare e formare le competenze interne.

È vero che è una deliberazione di giunta, però qua diamo indirizzi

RIFIUTI
Anche questo anno aumenta il fabbisogno: stessa popolazione, stesso servizio, più servizi straordinari
Come scrivono i revisori, sarebbe davvero ora “ quantificare i rifiuti prodotti dalle singole utenze”

TARIFFE IMPIANTI SPORTIVI
Funzione sociale degli impianti
Impegno ad abbassarle → è possibile immaginare emendamenti di giunta?
Coprono il 38,9% del costo complessivo. Anche se diminuiamo progressivamente questa percentuale, succede qualcosa? Perché i risultati possono essere all’inizio negativi, ma poi potremmo incassare molto di più, da un maggiore utilizzo.
E poi abbiamo fatto dei lavori che hanno portato un grave disagio.
E poi coi lavori non potrebbero diminuire i costi?

Un dato che mi ha stupito è quello del mercato ittico, che ha un tasso di copertura del 79%. Non ho capito se comprende il personale comunale, perché mi pare che invece proprio su quel mercato si pensava di cambiare le attuali modalità di gestione.
Vi sono, poi, le società partecipate e controllate del comune. Mi soffermo, brevemente, su alcune di esse
ABBANOA
Non siamo più soci di maggioranza
Per la prima volta in attivo → prima era un casino! Anche al comune di Cagliari
L’acqua si paga
Il referendum si rispetta
50 litri a persona a testa

TEATRO LIRICO
Ho chiamato il 24 dicembre. Ho richiamato oggi
Problemi di bilancio → vi è un interesse generale superiore? Si
Stipendi
Grandi potenzialità
Internazionalizzazione
Turismo

SOCIETA’ IPPICA
Dal punto di vista finanziario ed economico é in totale squilibrio. Dal punto di vista finanziario c’è una fortissima crisi di liquidità: in banca al 31.12.2014 c’erano meno di 2.000 euro e in cassa 300 euro! Una assurdità, se si considera che devono essere ancora liquidati i TFR dei lavoratori licenziati, che devono essere pagati ancora gli ultimi due trimestri 2014 di IVA, che ci sono parecchi debiti tra i quali spiccano 61.000 euro di ABBANOA e svariate altre voci di debito verso professionisti che vantano crediti dal passato. Dal punto di vista economico rimane in perdita come gli altri anni: ancora però non sappiamo quanto.

Ci stiamo mobilitando per recuperare qualche credito, in primis quello vantato nei confronti del famoso Paglietti del ristorante Ippodromo: 70.000 euro! Ma è difficile

Sono felice che si stia cercando di metter su un pò di attività. Perché anche questo è il nostro compito, non solamente pensare a chiuder bottega, con un’ottica liquidatoria.

Stiamo riattivando la scuola dando la gestione ad associazioni sportive dilettantistiche esterne, stiamo riattivando l’affiliazione alla FISE, stiamo lavorando alla risoluzione dei problemi del riordino fondiario, stiamo cercando di ristabilire un regolamento interno condiviso, stiamo rinegoziando il compenso dei consulenti e stiamo cercando di riscuotere qualche credito. Insomma, si cerca di rianimare.
Il problema é che dobbiamo, in primis il Sindaco, agire. C’è una legge che prevede la dismissione delle quote sociali delle partecipate non aventi finalità istituzionali? Bene, si faccia. Più si rimanda e più i debiti aumentano (al momento attuale ci sarebbe addirittura il problema paradossale che se ci fosse qualcosa da incassare dagli enti non si potrebbe incassare perché si è totalmente “fuori” col DURC!).

Ci vuole coraggio, lo so, però bisogna averlo.

EMENDAMENTI

DIBATTITO

LA SARDEGNA, LA CAPITALE DELLA SARDEGNA, HA BISOGNO DELLA GRANDE POLITICA.
Libia → per noi immigrati
Grecia
La nostra situazione economica

SPERO DI ESSERE RIUSCITO A DELINEARE ALCUNE LINEE DI QUESTA AZIONE. BUON LAVORO A TUTTI NOI PER QUESTA SESSIONE DI BILANCIO E PER QUESTO ULTIMO ANNO, 14 MESI, DI CONSILIATURA

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