La guerra in Siria e la Sardegna
La guerra e la pace sono l’essenza della vita sociale di una persona. La guerra può distruggere tutto ciò che hai: gli affetti, i luoghi dove sei nato, la casa, i pochi averi messi da parte in una vita. La guerra colpisce sempre chi non ha deciso di farla. Quasi mai il contrario.
Da poco ho letto “Po cantu Biddanoa”, di Benvenuto Lobina. Forse il più bel romanzo in prosa scritto in sardo del novecento. Tutto il libro ruota intorno alla figura di Luisicu, un analfabeta che conosce il mondo durante la prima guerra mondiale, insieme alla brigata Sassari di Emilio Lussu. Di Emilio Lussu diviene collaboratore: viene premiato con medaglie al valore, ma il suo analfabetismo lo farà tornare a Villanovatulo.
Villanovatulo era un paese dove i cambiamenti non arrivavano, ma l’esperienza della guerra arrivò. E rimase, almeno per qualche decennio.
Oggi la guerra appare lontana, impossibile che accada. Guerra è morte. Guerra è lo smembramento della Yugoslavia, l’occupazione di dodici anni dell’Afghanistan, il bombardamento selvaggio dell’Iraq nel 2003 e della Libia nel 2011. O la pioggia di missili a Gaza nel 2008. E qualcuno le chiama ancora missioni di pace…
Tutto questo accade nel nostro Mediterraneo. Centinaia di volte abbiamo sentito parlare della Sardegna e del Mediterraneo. Quasi sempre con slogan tanto roboanti quanto vuoti.
Dieci anni dopo l’Iraq, in un’area instabile e strategica, si punta alla Siria. Un regime baathista, come il regime dell’Iraq pre-invasione, multi religioso e capace di distribuire a vasti strati della popolazione i benefici derivanti dalle proprie ricchezze.
In un’area dove esistono regimi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, o come Israele, impegnata in una nuova colonizzazione di territori già illegalmente occupati, gli occidentali si concentrano sulla Siria.
Un regime, quello di Bashar al Assad, colpevole di essere un non-allineato, di non sottostare agli ordini USA, di aiutare gli Hezbollah libanesi e mantenere un forte legame con Iran e Russia.
USA e UE, con l’aiuto della Turchia, si concentrano sulla Siria tanto da armare jihadisti, cioè musulmani sunniti fondamentalisti e guerrafondai, che da mezzo mondo vanno in Siria a fare la guerra ad Assad, colpevole di non essere abbastanza musulmano, in quanto laico e alawita (minoranza all’interno dell’islam sciita, di per sé già minoritario).
Se qualcuno crede al presunto utilizzo di armi chimiche come ragione per fare la guerra, ricordiamo che si fece la stessa operazione con l’Iraq nel 2003, e nulla si rivelò vero.
Non si vuole, in questa sede, discutere del regime baathista e degli effetti di alcune misure economiche neoliberiste sul suo consenso. Ci saranno, ci devono essere, tempi e modi per farlo.
Il tempo, ora, è quello di un vasto movimento contro la guerra.
Un tempo l’Italia aveva una politica estera. Poi l’ha persa. Vedremo se l’ha riconquistata, come pare. Chiediamo che nessuna base venga usata per fare la guerra, e che l’Italia si opponga in sede Nato all’escalation militare, sino a minacciare di uscirne e, se avviene l’irreparabile, uscirne. Se i due finti progressisti – Obama e Hollande – attaccano, può succedere di tutto.
Anche quando l’Italia aveva una politica estera, la Sardegna non l’aveva. La Sardegna ha accettato le basi e un’economia di guerra. Vorrei vedere deputati e senatori, sindaci, onorevoli e candidati alle primarie, e candidati presidenti, anche con idee diverse, in piazza venerdì sera a Cagliari, in piazza Palazzo, per manifestare contro la guerra. Vorrei vedere deputati e senatori, sindaci, onorevoli e candidati alle primarie, e candidati presidenti, discutere seriamente di politica estera. In questa epoca, significa parlare di guerra e pace nel Mediterraneo.
Ce lo dirà Papa Francesco, il 22, e noi tutti ad annuire. E il giorno dopo?
Tags: siria ; guerra ; sardegna ; manifestazione 

la domanda + o – è la stessa. se non è bene intervenire militermente e nemmeno essere indifferenti allora come mi devo porre secondo lei quando sento parlare di siria? le ricordo che nel governo prodi del 2006 quando il signor senatore franco turigliatto voto contro il rifinanziamento delle ” missioni di pace ” fu espulso dal partito. è inutile che le ricordi quale. votai convinto rc perchè nella campagna elettorale prometteva pace. a parte tutto rimane la domanda. spero in una risposta.
Caro Franco,
lei ha toccato uno dei dati più dolenti di tutta l’esperienza di Rifondazione Comunista.
Il tema della guerra è una delle ragioni per le quali, oggi, considero impossibile un accordo di governo, a livello italiano, con ciò che chiamiamo centrosinistra.
Quando si parla di Siria lei si deve porre come chiedo nell’articolo: si componga un vasto fronte contro la guerra in Siria, che arrivi a chiedere l’uscita dell’Italia dalla Nato.
Spero di essere stato chiaro.
Cordialità