Questa estate, complice anche alcuni impegni familiari, mi sono dedicato allo studio di alcune organizzazioni, convinto che sia necessario una totale riforma organizzativa delle organizzazioni antiliberiste e sovraniste in Sardegna ed in Italia.
Progrès, nato ormai da qualche anno, è oggi la formazione politica indipendentista più forte ed organizzata in Sardegna. Ha una struttura organizzativa originale, e prova a rispondere alla domanda: come fare politica in modo organizzato nella contemporaneità?
Per capire meglio Progrès ho intervistato il suo responsabile organizzazione, Gianluca Argiolas. Vi propongo la sua intervista.
Agli amici giornalisti ricordo che non sono un giornalista. Ritengo però utile, talvolta, fare ugualmente delle interviste. Non abbiatene male.
Enrico Lobina
Progrès e la sua organizzazione
Gianluca Argiolas, 36 anni, abita a Sestu, un comune della area metropolitana cagliaritana. Impiegato amministrattivo e responsabile sicurezza presso una multinazionale delle telecommunicazioni, amante della storia e cultura sarda, lo conosco da tempo. L’atmosfera è semplice, amichevole. Io non sono un giornalista, ed in fondo siamo, politicamente parlando, amici.
L’idea è analizzare le forme organizzative di alcune strutture politiche particolarmente interessanti, come Progrès, M5S, Podemos e 15M spagnolo, e poi eventualmente anche altri.
Innanzitutto, cosa è ProgReS? Come si autodefinisce?
GA: ProgReS – Progetu Repùblica è un partito politico indipendentista sardo. Non può essere definito né di destra né di sinistra, lavora per il bene di chi vive, lavora e studia in Sardegna. Rifiuta qualsiasi forma di nazionalismo e nasce con l’intento di creare coscienza nazionale sarda.Promuove la creazione dello stato sardo, non come una forma di rivendicazionismo,ma attraverso un proprio progetto politico.
EL: Quando e come è nato ProgReS?
GA: Nasce il 2 gennaio 2011, ma formalmente il 13 febbraio successivo, per poi svolgere il suo primo congresso il 7 agosto dello stesso anno. Il partito è il risultato di un’evoluzione di un percorso politico, ha vissuto una fase organizzativa chiamata “Sa Costituente”, poi è stata eletta la prima segreteria del partito con a capo Salvatore Acampora, un ragazzo di Lanusei di origine napoletana. Già da questo si vede l’indole del partito, abbandonare i vecchi clichè del sardo puro, lavorare per il bene dei sardi, della Sardegna ed avere una visione molto aperta al mondo che ci circonda, con particolar riguardo alle alle nazioni senza stato.
EL: ProgReS nasce per una frattura all’interno di iRS. Quando è stata e come si è sviluppata?
GA: ProgReS, nasce da una certa situazione d’immobilismo dell’indipendentismo sardo. La frattura di iRS, dove parteciparono anche degli attuali tesserati di ProgReS, nasce ufficialmente alla fine del 2010, ma le prime frizioni naquero un pò prima per una differente visione di organizzazione del partito.
EL: E qual’era la struttura che immaginavate?
GA: La struttura l’abbiamo immaginata a forma circolare. La struttura circolare è anche nell’indole storica di sardi. Il cerchio è Su ballu tundu, la forma circolare nelle nostre strutture storiche come sa pinneta, e lo stesso nuraghe.
Abbiamo preso spunto dal passato per rivalutare meglio il presente. Con la struttura circolare non c’è più il verticismo, cioè un gruppo di persone che decide e gli altri eseguono.
Per coordinarci meglio abbiamo creato tre livelli di adesione.
Si parte con la figura del simpatizzante, che è la forma di adesione più bassa. L’adesione è possibile in qualsiasi momento dell’anno. Il simpatizzante ha il diritto di partecipare alle assemblee pubbliche, non può parlare o esprime opinioni a nome del partito ed è inserito una specifica mailing list in modo tale da poter essere sempre aggiornato sulle iniziative pubbliche del partito, i comunicati e gli articoli del portale. A tale scopo, acconsente al trattamento dei dati personali.
Il sostenitore è colui che sottoscrive il manifesto politico di ProgReS. Deve sottoscrivere una tessera, che ha validità annuale, ed ha un costo di 20 euro, non deve essere iscritto a nessun altro partito e/o organizzazione che svolga attività in contrasto col manifesto politico del partito. Deve avere un’ impeccabile etica personale. Deve rispettare il principio della riservatezza sulle questioni interne del partito.
La figura del sostenitore è una persona che abbia voglia di studiare, di imparare, dare la propria disponibilità a partecipare alle iniziative del partito, e condivida la propria conoscenza.
Il sostenitore può, partecipare ed aderire alle riunioni del centro di attività “Tzentro de Atividade – TzdA”, cioè la classica sezioni di partito locale, es. Tzda di Sestu.
Può votare sia il Coordinamento del centro di attività e sia quello Regionale di appartenenza.
Può far parte di un Centro Studio, organo dove si produce la nostra elaborazione su temi specifici e fanno riferimento ad una determinata area di competenza.
Tesserarsi come sostenitore rappresenta una conoscenza reciproca. Noi capiamo chi sei, ti conosciamo, possiamo fidarci, e tu capisci se vuoi essere veramente dell’organizzazione.Dopo un’anno puoi decidere se continuare ad essere sostenitore o diventare attivista.
Perdi la qualità di sostenitore per le classiche vicissitudini, autosospensione, decadenza, esclusione e morte.
Diventi attivista dopo aver superato il periodo di prova, sopramenzionato, aver firmato il documento di adesione in cui ci si impegna a rispettare il manifesta politico, lo statuto, il documento organizzativo e le regole di ProgReS, ed infine dopo aver pagato la tessera annuale che ha un costo di 60 euro.
L’attivista è la figura dirigenziale del partito, rappresenta ProgReS in ogni occasione di dibattito pubblico.
Può essere incaricato di qualsiasi ruolo all’interno dell’organizzazione ed ha il diritto al voto in quasi tutte le assemblee del partito.Non può ovviamente essere iscritto ad alcun altro partito o movimento politico. Ha l’obbligo di impegnarsi nella sua formazione politica.
Perdi il ruolo di attivista per autosospensione, decadenza, esclusione e morte.
ProgReS riconosce la regione autonoma sarda come Nazione Sarda e le provice italiane come regioni, da ciò abbiamo istituito un coordinamento per ogni regione, Cagliari, Sulcis Iglesiente, Medio Campidano, Ogliastra, Nuoro, Oristano, Sassari, Gallura ed abbiamo aggiunto la regione Disterru per il resto del mondo.
Ogni coordinamento regionale è composto da 5 Responsabili: il coordinatore politico, che è eletto da attivisti e sostenitori della regione, più i coordinatori delle funzioni organizzazione, comunicazione, formazione e tesoreria, nominati dal coordinatore politico al momento della candidatura.
In ogni regione si svolgono le ARA – Assemblea Regionale degli Attivisti, base democratica della regione dove si decidono le attività da fare per quella determinata regione.
Altro organo molto importante è L’ AN – Assemblea Nazionale, è l’organo centrale e di partecipazione
democratica del partito, è titolare di tutte le proprietà intellettuali del partito. E’ composta da tutti gli attivisti, possono partecipare anche i sostenitori che hanno possibilità di fare interventi durante il dibattito ma non hanno diritto di voto.
L’assemblea ha il compito di stabilire la linea politica del partito attraverso l’elezione del Segretario, le cariche nazionali e la presentazione di mozioni politiche. Ha la competenza di poter modificare lo statuto ed il documento organizzativo.
C’è la possibilità di partecipazione in collegamento via web con facoltà di voto on-line, attraverso il nostro forum, sia per gli iscritti del Disterru sia per gli assenti giustificati.
EL: L’assemblea nazionale quante volte si riunisce all’anno?
GA: Per documento organizzativo almeno 1 volta ogni 6 mesi. In periodi particolari come le elezioni regionali con più frequenza.
EL: Oltre l’assemblea nazionale quali altri organismi ci sono?
GA: L’Esecutivo Nazionale definisce tempi e modalità di ripartizione del lavoro interno, discute, elabora nuove iniziative del partito e prende collegialmente decisioni politico/strategiche che hanno valore di delibera di esecutivo nazionale. E’ composto dal Segretario Nazionale, Responsabile Nazionale dell’Organizzazione, Responsabile Nazionale della Formazione, Responsabile Nazionale della Comunicazione e tutti i Coordinatori Regionali o loro delegati.
Il colleggio di Garanzia, composto da 5 membri eletti in Assemblea Nazionale. Vengono eletti i più votati, non devono avere altri incarichi nel partitto, ogni regione può avere al massino un garante. L’incarico dura 30 mesi.
L’organo non nasce solo come organo sanzionatorio ma il principale compito è verificare che tutti gli atti politici ed amministrativi interni siano conformi al nostro statuto, manifesto politico e documento organizzativo.
EL: Stavi cominciando ad introdurre la questione del ruolo della rete, del web.
GA: Essendo un partito autofinanziato, dove nessuno vive di politica, la maggior parte sono studenti o precari, e alla fine pochi hanno il posto fisso, abbiamo difficoltà ad incontrarci e scambiarci le opinioni. Per ovviare a questa difficoltà è nato il forum, dove vengono presentate delle mozioni, si discutono, e poi vengono ufficializzate e votate anche nell’assemblea nazionale.
Nel Forum c’è una parte aperta per i simpatizzanti, e poi c’è una parte chiusa per gli attivisti, dove si discutono le dinamiche interne del partito.
Durante le assemblee nazionali c’è la possibilità di ascoltare e votare via web.
EL: Quanto e come avviene l’elezione dei massimi dirigenti del partito?
Il presidente viene eletto dal congresso annualmente. Tutte le cariche del partito vengono elette annualmente, presentando una proposta di programma di quello che si vuole fare per un anno. Ogni regione ha una propria “tesi congressuale”, da presentare alla propria assemblea, e chi si presenta alla carica nazionale presenta comunque una tesi congressuale, dove presenta quello che vuole fare, e presenta anche la squadra di governo che vorrebbe al suo fianco.
L’attuale segretario, Gianluca Collu, ha presentato la sua squadra.
La squadra viene presentata all’assemblea nazionale. E poi chi si presenta come segretario, ed anche chi accetta di lavorare con il segretario, deve fare il giro delle regioni. Oppure, se non c’è la possibilità, o mentre fa il giro delle regioni, la tesi congressuale viene presentata nel forum, e può essere anche modificata – “dovresti fare in questo modo piuttosto che in questo altro”. È un work in progress.C’è un lasso di tempo, che si decide insieme, di solito un mese, e poi si arriva all’assemblea nazionale. Se non viene votato, non esiste l’esecutivo e non esiste la segreteria. Deve essere votato dalla maggioranza.
L’ultima assemblea nazionale ha visto la votazione del 90% degli aventi a diritto a favore. Il restante si è astenuto.
EL: Qual è il ruolo di Internet?
GA: E’ fondamentale. Col web abbattiamo i tempi e i costi, e tutto ciò ci aiuta tanto anche coi disterrati, cioè i sardi che hanno aderito a Progrès che vivono fuori dalla Sardegna. La maggior parte sono ricercatori, che ci hanno conosciuto in Sardegna e, per motivi di lavoro, sono partiti. Abbiamo simpatizzanti, sostenitori ed attivisti sparsi in tutto il mondo, siamo a Milano, Torino, Bologna, Roma, Trento, Londra, Berlino, ed in giro per il mondo.
EL: E invece il ruolo della rete nella comunicazione esterna qualè?
GA: Ci aiuta molto a diffondere il nostro messaggio. Sulla carta stampata abbiamo difficoltà. Essendo una forza piccola, giovane e pur essendo il primo partito indipendentista, come numero di voti, non abbiamo quel potere di contrattazione che con la stampa cartacea serve, perchè purtroppo per una legge sciagurata legge regionale pur prendendo tanti voti non siamo riusciti ad entrare nel consiglio regionale.
EL: Secondo te esiste una strategia comunicativa di ProgReS?
GA: Si. E’ stata studiata. La nostra forza, che ci ha permesso di presentarci alle elezioni regionali, è stata quella. Lavoriamo molto coi comitati, che sono la parte più attiva della società, come ad esempio i comitati contro lo sfruttamento e tutela del territorio “No progetto Elenora”, contro le basi militari, a tutela dei commercianti ed artigiani. Rimaniamo in contatto con questi gruppi mediante il web, altrimenti sarebbe troppo gravoso.
EL: Quali sono i numeri di ProgReS?
GA: Come attivisti siamo 120. Il tesseramento viene fatto tra dicembre e gennaio. I sostenitori possono aderire in qualsiasi parte dell’anno e sono circa 200-250. Il numero di simpatizzanti varia tanto.
EL: Quanti sono i centri di attività?
GA: Sono in espansione. Per creare un centro di attività ci vuole almeno un attivista ed alte due persone, in tutto almeno 3. Logicamente, avendo pochi soldi, i gruppi si riuniscono nelle case. Ma siamo presenti in quasi tutto il territorio nazionale.
EL: Come è organizzata la formazione?
GA: Ci sono delle giornate dedicate su un determinato argomento, di uno o due giorni, od anche una sera, che può essere tecnico, politico, ma anche organizzativo – come organizzare un convegno, un comizio, come dire all’esterno della nostra visione sulla guerra o sulla mercificazione dei prodotti locali etc.
Altrimenti ci sono giornate in cui la formazione viene fatta nelle assemblee regionali. E si fa nell’ARA (Assemblea Regionale degli Attivisti), che può essere allargata ai sostenitori, e là si può fare la formazione.
Ogni regione ha il proprio responsabile formazione. La segreteria regionale è strutturata come quella nazionale.
Ogni tematica viene poi condivisa con gli altri. Poi ci sono delle estemporanee, cioè dei personaggi che ci vogliono regalare dei momenti di formazione, e ce li regalano.
EL: Cosa ha signigicato Sardegna Possibile per Progres?
È stato un allargamento che abbiamo voluto: è una creatura di Progrès. Dai contatti che abbiamo avuto a livello europeo con gli altri indipendentisti abbiamo visto come si è strutturata Bildu. Era una concatenazione di associazioni, comitati e di liberi cittadini, e veniva gestita da indipendentisti, che hanno fatto un passo indietro, in modo da allargare. E ci siamo detti – perché non lo facciamo anche noi? – dato che questo fantomatico fronte unidu degli indipendentisti non vuole nascere, per varie ragioni.
Si è deciso di rimanere in contatto coi movimenti indipendentisti, ed infatti facevamo parte dei comitati che si facevano in giro per la Sardegna, e contemporaneamente abbiamo creato un laboratorio politico, chiamato Sardegna Possibile, con una progettualità a lungo termine, e lo allarghiamo a coloro che hanno a cuore la propria terra. Devono essere persone che non disdegnino, dopo un certo percorso politico, l’opzione dell’indipendenza della Sardegna. Da loro deve essere riconosciuta questa possibilità, senza dettami temporali (entro dieci anni etc.).
Da lì abbiamo lanciato il messaggio. Da subito hanno aderito personaggi importanti, soprattutto per la sinistra italiana, come Romina Congera, ex assessore regionale al lavoro, e Valentina Sanna, ex presidente del principale partito di sinistra in Sardegna, il PD. Da lì si è creato un entourage di persone, associazioni e professionisti che ci hanno aiutato.
Sardegna Possibile rimane non dipendetista. Abbiamo coniato questi concetti: dipendentisti e non dipendentisti. Dipendentisti sono coloro che lavorano alle dipendenze di Roma: l’esempio tipico è il PD. Non dipendentisti sono coloro che hanno una coscienze propria, morale, e l’unico laboratorio dove si ritrovano è Sardegna Possibile.
Siamo stati etichettati come il PD due, cioè come movimento di sinistra. Però all’interno di Sardegna Possibile ci sono anche visioni di destra.
Sardegna Possibile è un laboratorio, senza tessere, in modo tale da poter lavorare con persone singole, oppure anche comitati, associazioni, partiti, ecc… Anche partiti come il Psd’Az o Unidos, possono farne parte basta che ci sia un reciproco rispetto delle regole che ci diamo. L’unico discriminante è non essere dipendentisti, e non avere la segreteria a Roma.
Questo discorso non si può fare nei piccoli paesi. Là abbiamo un concetto diverso, dove riusciamo a fare una lista di Pogrès bene, seconda opzione è creare una lista con gli indipendentisti, altrimenti una lista stile Sardegna Possibile, come ultima possibilità una lista civica, anche con persone che hanno tessere di altri partiti.
EL: Oggi Progrès ha una struttura di amministratori?
GA: Si, soprattutto nell’oristanese. Ne abbiamo circa una quindicina, tra consiglieri provinciali, sindaci, vice sindaci, assessori e consiglieri comunali.
EL: Dal punto di vista organizzativo, come è cambiata Progrès in questi anni secondo te?
GA: In meglio. C’è più coscienza sul partito.
EL: Cosa immagini, dal punto di vista organizzativo, per il futuro?
GA: Voglio inserire nella nostra organizzazione i processi partecipativi. Ossia utilizzare strumenti, utilizzati nella campagna elettorale, come ad esempio gli OST, o gruppi di lavoro tematici e ristretti. Così facendo possiamo lavorare e conoscere meglio i cittadini del posto.
EL: Avete studiato altri esempi oltre Bildu?
GA: Abbiamo visto i catalani, ma abbiamo ritenuto che per il nostro progetto non andava bene. Una cosa che ci interessa sviluppare, dal punto di vista organizzativo, è il contatto con la comunità. Non possiamo essere onnipresenti, perché non abbiamo sopratutto soldi e tempo, per le vicissitudini che ho elencato precedentemente.
Molti nostri nuovi sostenitori e tesserati sono nati dai comitati che si sono creati e dal nostro modo di stare là, con loro.
L’esempio è Arborea, i no trivelle, ma anche Cagliari, Sestu, ma anche in altri centri dell’isola dove abbiamo fatto comitati civici, apartitici.
EL: Due domande politiche. Parlate, come condizione per l’entrata in Progrès, di avere comportamenti non estremisti, e di esprimersi sulla violenza. In che senso?
GA: Non devi essere razzista, né avere preconcetti culturali o religiosi. Se all’interno del partito ti comporti in modo violento, non condividi la decisione dell’assemblea, fai di tutto per smontarla, fai pura becera polemica, e ci fai perdere tempo, cosa ci fai da noi? Se stai male vai via.
ProgReS rifiuta qualsiasi forma estrema di nazionalismo o etnocentrismo, e lavora per valorizzare la nostra ricchezza culturale.
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