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Presentazione del libro di Carlo Pala “Idee di Sardegna” – Traccia dell’intervento

November 14th, 2016  |  Published in In evidenza, Politica, Sardegna

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Qualche giorno fa ho presentato il libro di Carlo Pala “Idee di Sardegna – Autonomisti, sovranisti, indipendentisti oggi”. Vi propongo la traccia di quell’intervento. Lunedì 21 novembre, alle ore 18.30, presso il circolo Me-Ti di via Mandrolisai 60, sarà l’occasione per parlarne di nuovo. 

Il libro è un modo utile per riflettere sulla politica in Sardegna oggi e, quindi, sui nostri compiti. Chi vuole intervenire anche prima di lunedì lo può fare con contributi scritti o video.

 

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PRESENTAZIONE LIBRO DI CARLO PALA DEL 5 NOVEMBRE 2016 – FONDAZIONE SARDINIA

 

Come è strutturata la presentazione?

INTRODUZIONE E COME NASCE IL LIBRO

CONTENUTI

ALCUNI PUNTI CHE SONO SNODI E COMPLETANO IL LIBRO

ALCUNI ARGOMENTI DI DISCUSSIONE

 

 

INTRODUZIONE

Carlo Pala è un giovane, o quasi giovane, assegnista di ricerca presso l’Università di Sassari, il quale dal punto di vista accademico è stato tra i primi a collaborare con Fulvio Venturino e ad applicare teorie e metodi della scienza politica anche alla Sardegna.

 

CONTENUTI

Il libro, pubblicato da Carocci qualche anno fa, come spesso succede nelle monografie è il frutto di studi precedenti e di un lavoro che si è stratificato negli anni.
Si riprendono gli studi sul cleavage (divisione) centro-periferia, che riguardano prevalentemente l’Europa ed il mondo anglosassone, compreso il Canada, e si traccia un percorso storico-teorico, con gli strumenti della scienza politica, il quale si concentra, per un terzo del libro sul Partito Sardo d’Azione, e per un restante terzo, su sovranisti ed indipendentisti dell’oggi. La parte iniziale contiene un excursus storico.

 

Il libro consta di 7 capitoli, ed è già stato presentato in diverse parti della Sardegna ed in diversi contesti.

 

Nella parte iniziale viene abbondantemente utilizzata i risultati di una ricerca sull’identità, pubblicati in un volume del 2013, a cui ha partecipato Gianmario Demuro, composta da un questionario sul tema sottoposto a circa 6.000 sardi.

 

Da cosa parte Pala?
Pala parte dal fatto che “Riteniamo che la Sardegna possa essere identificata, con le cautele scientifiche che questo comporta, come una sorta di ‘contenitore nazionale’: la sua popolazione possiede caratteristiche che la connotano in senso nazionale’.

 

A livello accademico non è scontato.

 

Partendo da questa considerazione scientifica, lo studio è utile. E’ utile perché mancano sistematizzazioni intellettuali della questione sarda, che abbiano il carattere della scientificità, così come viene richiesta dal sistema accademico.

Ma la presentazione all’università c’è stata, ed il carattere della presentazione oggi è diverso, per il luogo e per il taglio che vogliamo fare .

 

La Fondazione Sardinia ha lo scopo, tra l’altro, dipromuove iniziative di studio, convegnie ricerche sull’insieme delle problematiche economiche, culturali, sociali e politiche della Sardegna;

- curare attività di documentazione sul movimento etnico e sulle sue espressioni organizzate in Sardegna e al livello Europeo o extraeuropeo;

[...]

- attua tutte le iniziative volte a rafforzare la consapevolezza dei sardi e in particolare delle classi dirigenti per realizzare obiettivi di diretto protagonismo economico, sociale, politico e culturale”;

 

Segnalo alcuni punti che sono per me snodi e che completano, in modo del tutto personale e non a nome della Fondazione, quanto affermato nel libro.

Perché poi la domanda che aleggia, in questa sede della Fondazione, ed anche da altre parti, è: “come è possibile che in un momento storico in cui gli indipendentisti ed i sovranisti (su questo ci tornerò) sono largamente presentati in consiglio regionale, sia in maggioranza che all’opposizione e financo nella Giunta, la sovranità agita, sui diversi temi, è ad un livello bassissimo?”

 

La Fondazione, come abbiamo visto, non è un organo della politica, e non compie attività politica, però vogliamo occuparci anche dell’oggi

 

Ma veniamo ad alcuni punti che completano la trattazione

 

ALCUNI PUNTI

Gramsci: il trasformismo

In generale Gramsci è poco presente. 

 

Nei Quaderni del carcere Gramsci – non propriamente un moralista nel senso spregiativo del termine – insiste più volte sulla rilevanza del trasformismo nel processo risorgimentale e nella dinamica politica della nuova Italia (nei primi cinquant’anni di vita dello Stato unitario). Attraverso il trasformismo – scrive – i «moderati» guidati da Cavour «diressero» i democratici di Mazzini e Garibaldi, imprimendo al Risorgimento una cifra oligarchica, conservatrice e antipopolare. Anche dopo il 1870 la parte moderata continuò a dirigere il Partito d’Azione mediante il trasformismo, che per questo Gramsci considera «un aspetto della funzione di dominio», oltre che «una forma della rivoluzione passiva». In sostanza, la classe dirigente italiana venne elaborata «nei quadri fissati dai moderati» anche per mezzo dell’«assorbimento degli elementi attivi» provenienti dalle classi nemiche. Le quali furono così «decapitate» e per lungo tempo «annichilite».

Al di là dell’aspetto morale, Gramsci pone dunque un forte accento sul carattere politico del fenomeno trasformistico. Nella sua analisi colpisce in particolare un elemento di straordinaria attualità, in forza del quale essa sembra offrire la fotografia di quanto è accaduto in Italia sotto i nostri occhi.

 

Gramsci anche per la lingua, ma anche per altro

 

Per quanto riguarda l’Italia, il fenomeno rimane ed è fortissimo. Esiste per la Sardegna? In che forma? Nel passato od anche oggi? Cosa sono oggi i partiti?

Oggi Giorgio Maciotta, un ortodosso uomo di partito, del PCI, parlando di Walter Piludu, dichiara all’Unione Sarda “Piludu ha lanciato appelli: sembrava ignorasse che i partiti di oggi sono diventati insopportabili macchine di potere”.

 

Federalismo

E’ nota la teoria federalista, per cui diverse entità sovrane decidono di convivere in uno stato federale in cui il potere centrale e quello locale hanno compiti diversi, ben delineati.

Lo stato federalista si contraddistingue dallo stato centrale e dallo stato confederale, che sarebbe l’unione tra stati indipendenti.

Il federalismo è stato al centro del dibattito politico degli ultimi 25 anni, ed il referendum del 4 dicembre è l’epilogo della storia del federalismo in Italia.

L’autore ha deciso di non inserire i “federalisti” nel titolo del volume.

Quale è stato il ruolo del federalismo in Sardegna? Sono stati 25 anni “persi”? Qual è stato il ruolo dei partiti regionali sardi e dei partiti nazionali sardi sul tema? Come l’hanno affrontato?

 

Sovranisti e sovranismo

Qua Pala tocca un punto centrale. Stiamo parlando di una categoria relativamente nuova e, a p. 140, auspica che si possa specificare meglio cosa intendiamo per sovranismo

“Da un punto di vista scientifico, peraltro, è possibile stabilire una correlazione tra la sovranità e la non indipendenza di una regione/nazione: ma altrettanto importante è ricordare come non possa esistere una piena indipendenza senza una realizzata sovranità su diversi aspetti dello Stato eventualmente neocostituito. Il raggiungimento della sovranità rappresenta dunque una pre-condizione, spesso non la più importante ma sicuramente necessaria per costruire le basi per la piena indipendenza. […]

In letteratura è per il momento assente una categoria per definire coloro i quali si muovono alla ricerca della sovranità come fine ultimo della propria volontà politica. In altra parole, chi si batte per la piena sovranità per estensione combatte anche per la piena indipendenza.

In Sardegna le cose stanno in maniera un po’ diversa. Una certa corrente di pensiero ha recentemente presupposto la lotta per la sovranità al di là dell’indipendenza”.

 

La verità è che siamo al tramonto degli stati nazione, che siamo tornati ad una epoca di forte globalizzazione, e che stiamo vivendo una fase storica nuova

Viviamo in una epoca di “failed states”, “stati falliti”, a livello mondiale e non solo. I miei studi sono “area studies”, con un dottorato in storia dell’Asia e dell’Africa, ed oltre i “failed states”, siamo anche di fronte a stati formalmente indipendenti ma non sovrani. C’è il “neo-colonialismo”, per cui non credo che la Nigeria, dove tra l’altro sono prepotentemente presenti gli italiani, si possa considerare uno stato sovrano.

Ecco, chi mette in primo piano la sovranità, l’autogoverno, mette in primo piano questo: costruire le condizioni interne ed internazionali per essere sovrani. Che si possa raggiungere con l’indipendenza, o con una confederazione, o con una federazione, è relativamente importante.

C’è da dire che la teoria della sovranità potrebbe essere una risposta ai problemi sociali, ma anche alla fine dello stato nazionale.

 

A proposito dell’assenza in letteratura della categoria, ricordo le opere di Michael Bookchin sul confederalismo democratico, e come queste siano state fatte proprie anche dall’HDP curdo e Ochalan, per superare l’impasse degli stati nazionali in medio oriente, e come questa sia oggi l’unica soluzione possibile sia in Turchia che in Medio Oriente, una delle aree più martoriate al mondo.

Segnalo anche come, proprio una settimana fa, in un incontro formale con la coalizione Barcelona En Comù, che governa la seconda città spagnola e la capitale della Catalogna, e che sostiene il diritto a decidere del popolo catalano (represso duramente dallo stato spagnolo, è di ieri la notizia dell’arresto di un sindaco indipendentista), proprio Barcelona en Comù, così mi hanno detto, sostiene il concetto di sovranità e di autogoverno, ed anzi utilizza al plurale il termine sovranità, cioè “soberanias”.

 

ALCUNI ARGOMENTI DI DISCUSSIONE

REFERENDUM

Al di là della battaglia referendaria, è il referendum la fine dalla parabola storica del federalismo?
Sappiamo che, qualunque sia il risultato, le pulsioni che hanno portato alla riforma costituzionale rimarranno.

Stiamo parlando, da un punto di vista storico, di una nuova “fusione perfetta”?

 

STATUTO

La Fondazione Sardinia ha sempre curato questi aspetti. Ci siamo lasciati due anni fa con la Giunta regionale, e l’assessore, che al palazzo vice regio prendevano tempo. In questi due anni perchè non si è agito, qual è la forza degli indipendentisti e dei sovranisti?

E dopo il referendum si vuole agire a traino del risultato, o le classi dirigenti sarde si devono costruire un percorso autonomo.

 

LA LINGUA

La Fondazione Sardinia ha sempre curato questo aspetto. Pala giustamente sottolinea che “la lingua

sarda entra nella politicizzazione del cleavage isolano ben più tardi di quanto accaduto in altre periferie europee”.

Oggi la situazione è però diversa. Il sardo, per diverse ragioni, ha bisogno di un bilinguismo praticato per continuare ad esistere e vivere libero, come le altre lingue.

In questi due anni e mezzo di nuova Giunta si sono fatti più passi indietro che passi in avanti.

Le classi dirigenti vogliono costruire un percorso sul tema?

 

 

 

 

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