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Tre universi che non si parlano ed uno strumento imperfetto

February 4th, 2017  |  Published in In evidenza, Politica  |  1 Comment

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Tre mondi firmato

 

 

Tre universi che non si parlano ed uno strumento imperfetto

 

Il primo mese del 2017 è passato. Nel mondo e a casa nostra sta succedendo di tutto, ma vedo tre universi che non si parlano ed uno strumento imperfetto che, forse, potrebbe essere una prima possibilità.

 

L’universo uno: il popolo

In via Bainsizza, a Cagliari, c’erano delle palazzine nuove, di proprietà nostra perché erano pubbliche, le quali erano pronte ad essere abitate da chi fosse disposto a pagare un affitto, o da chi semplicemente ne avesse bisogno. Non lo si è fatto per anni, e nell’aprile 2016 un gruppo di persone le ha occupate. Ora ci vivono persone senza lavoro, ma anche persone che un lavoro l’hanno. Un mio amico lavora da decenni per il pubblico (servizio di porteriato all’università), ma con la scusa che è una cooperativa guadagna una miseria. Chi gestisce là uno sportello di lotta per la casa racconta che non si avvicina a chiedere consigli il sotto-proletariato, bensì chi lavorava e non lavora più, e magari ha figli e vive ancora con l’acqua corrente, ma l’affitto non riesce a pagarlo.

 

Io sono un dipendente regionale, vincitore di concorso (niente stabilizzazioni o similia). Ceto medio, si direbbe. I miei colleghi monoreddito che decidono di mettere al mondo un figlio, e non hanno le spalle coperte dai genitori, non arrivano a fine mese .

 

Al circolo dove facciamo politica ed attivismo sociale, in via Mandrolisai a Cagliari, un signore anziano, con la pensione minima, viene la mattina ed il pomeriggio per tenere aperto e scambiare quattro chiacchere. Non ha i soldi per pagarsi le medicine, ed ha un dolore alla schiena che lo costringe a fermarsi ogni 200 metri per riposare.

 

L’universo due: il mondo

“La frenesia per un imminente mondo senza frontiere, il chiasso por la constante minimizzazione  degli stati-nazionali in nome della libertà d’impresa e la quasi religiosa certezza che la società mondiale finirà per amalgamarsi in un unico spazio economico, finanziario e culturale integrato, sono appena crollate di fronte all’ammutolito stupore delle èlites globalofile del pianeta”[1].

La Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’Unione Europea, che tra qualche anno potrebbe essere un ricordo.  Trump ha vinto le elezioni su un programma protezionista e neoliberista, ed ora lo sta attuando. Ha indicato quale ambasciatore degli USA presso l’UE un nemico giurato dell’UE, il quale potrebbe lavorare alacremente per dividere quello che rimane da dividere.

Addirittura Massimo d’Alema scrive di “sovranità statale”, seppur per ora solamente fiscale[2].

Nessuno più crede al libero mercato, ed una fase completamente nuova della storia mondiale è già in essere.

 

L’universo tre: i politici sardi e l’oligarchia sarda

Un presidente di regione che da due mesi non esercita la direzione politica, e prima era in campagna referendaria. L’assenza dell’sessore all’agricoltura e dell’assessore al personale. Neanche uno straccio di idea su come uscire da una situazione sociale e politica insostenibile. Addirittura lo “sconcertante spettacolo dell’assessora regionale alla Pubblica Istruzione Claudia Firino, sfiduciata da tre consiglieri regionali del suo stesso (ex) partito (Sel), e subito dopo difesa da un altro consigliere (evidentemente dissidente), oltreché dal senatore di riferimento”[3]. Qualche giorno dopo sono ancora tutti al loro posto, come se non fosse successo nulla. E’ una oligarchia sorda, che balbetta ma punta a perpetuarsi a qualunque costo. Altrimenti si sarebbe già cambiata la legge elettorale e si sarebbe andati al voto: Pigliaru ha perso il referendum è quindi la legislatura è politicamente finita. L’unica strada è un rimpastino, una nuova legge elettorale ed il voto a giugno.

 

Invece no. E chi sta a capo delle organizzazioni sociali più rappresentative non pare accorgersi di cosa sta accadendo, non punta il dito su chi ha il potere politico, non presenta un progetto organico.

 

Uno strumento “democratico”: il voto

In questa primavera si va al voto in 67 comuni della Sardegna, tra cui Oristano e Selargius.

In questi anni è nata, a livello popolare e nel mondo della cultura, una vasta area dell’autodeterminazione e dell’autogoverno, che deve radicarsi e conquistare capacità di governo (governo per cambiare, non per amministrare).

E’ un’area che riconosce il diritto dei sardi a decidere del proprio destino, e che chiede un nuovo modello di sviluppo. E’ un’area che chiede onestà (un codice etico),  e che chiede di poter partecipare in modo orizzontale e libero.

Questa area politica non ha organizzazioni guida, che possono imporre modalità di lavoro e pratiche. Sappiamo però che quelle conosciute finora non hanno avuto successo.

Sappiamo che il nostro tempo è adesso. Chiediamo alle organizzazioni di quell’area politica, ai singoli, ai sardi di ritrovarsi e di ribellarsi a partire da uno strumento che ancora abbiamo, il voto. Alle elezioni amministrative quell’area si deve presentare.

Sappiamo che il voto è uno strumento parziale, distorto, e non risolve tutti i problemi. Servono movimenti sociali, capacità di mobilitazione, realizzazioni di cambiamento. Però si può partire da là, per continuare il giorno dopo.

 

Non abbiamo un programma di governo preciso al 100%, e non abbiamo una risposta pre-confezionata per i cambiamenti epocali che stiamo conoscendo. Sappiamo che il comune, il comunitario è la soluzione per i primo universo, che si deve riconoscere in noi. Noi, il popolo, contro l’oligarchia.

 

 

[1] http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/01/25/alvaro-garcia-linera-la-globalizzazione-morta-088230

[2] http://www.italianieuropei.it/it/italianieuropei-5-6-2016/item/3802-fondamenti-per-un-programma-della-sinistra-in-europa.html

[3] http://www.vitobiolchini.it/2017/02/01/sfrenato-arrivismo-e-conclamata-incompetenza-il-male-della-politica-sarda-sta-tutto-qui/

 

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One Comment

  1. Cristina says:

    Sono d’accordo con te Enrico, non è ignorando il populismo che si riuscirà a superare questo momento storico. Così come è stato con l’introduzione delle tecnologie nella nostra vita e sul posto di lavoro, far finta che non esista e aspettare che passi non è una tattica vincente. Bisognerebbe invece padroneggiare lo strumento prima di tutto per capirlo e poi per utilizzarlo a favore della società civile – o perlomeno nel tentativo di parare qualcuno dei colpi inferti ai danni della società civile.

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