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Il futuro delle finanze della Unione Europea

March 25th, 2018  |  Published in In evidenza, Politica

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001-92

 

Fabio Atzeni è un iscritto alla CGIL della Regione Sardegna, nonché un componente di Sardegna Sostenibile e Sovrana. Insieme seguiamo il dibattito in questo momento in corso sulle politiche di coesione 2021-2027. Nella speranza che si inneschi un dibattito ed una azione in Sardegna, vi proponiamo un quadro riassuntivo sulla situazione preparato da Fabio. 

Buona lettura.

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Riflessioni sul futuro delle finanze della UE per il periodo di programmazione 2021/2027.

 

Con il Libro bianco sul futuro dell’Europa esitato a marzo del 2017, la Commissione Europea ha delineato alcuni possibili scenari di evoluzione dell’Unione, dal mantenimento delle attuali prerogative sino alla gestione comune di numerose ulteriori attività.

Per sollecitare la discussione intorno agli scenari elaborati nel Libro bianco, la Commissione ha elaborato Documenti di riflessione tematici, uno in particolare riguarda il futuro delle finanze dell’UE.

Il Documento ha finalità strategiche e descrive sinteticamente il bilancio UE, le tendenze e gli sviluppi delle politiche chiave, il valore aggiunto dei fondi UE, le riforme strutturali negli Stati membri.

Nel periodo 2014/2020 il bilancio dell’Ue interviene con circa 1.087 miliardi di euro in cinque grandi aree di intervento:

  • Crescita sostenibile in ambito agricolo, dello sviluppo rurale, della pesca e dell’ambiente con risorse pari a circa 420 miliardi di euro;
  • Coesione economica e territoriale con risorse pari a circa 371 miliardi di euro;
  • Competitività delle imprese con risorse pari a circa 142 miliardi di euro;
  • Amministrazione con risorse pari a circa 70 miliardi di euro;
  • Politiche europee con risorse pari a circa 66 miliardi di euro;
  • Sicurezza e diritti del cittadino con risorse pari a circa 18 miliardi di euro;

Rispetto alle tendenze e agli sviluppi delle politiche chiave, in particolare di  quelle maggiormente finanziate dal bilancio, quali la politica agricola e la politica di coesione, la Commissione UE lamenta che:

  • Per la politica agricola, il susseguirsi di interventi emergenziali come il crollo dei prezzi dei prodotti lattiero caseari e il divieto russo sulle importazioni di prodotti agricoli, hanno modificato nel tempo le strategie previste;
  • Per la politica di coesione, a causa della pluralità dei livelli di controllo e della complessità burocratica, i beneficiari hanno difficoltà ad accedere ai fondi e a realizzare progetti in tempi rapidi;

A fronte di questi rilievi la Commissione propone una serie di necessari aggiustamenti:

–    Per la politica agricola, la modernizzazione e semplificazione della Pac con,  tra le opzioni, l’ attribuzione dei pagamenti diretti in modo piu’ efficace per garantire un reddito a tutti gli agricoltori dell’UE, in particolare nelle zone marginali e nelle aziende agricole piu’ povere. Questa opzione potrebbe essere finanziata attraverso la riduzione di pagamenti diretti a favore delle imprese di grandi dimensioni;

–      Per la politica di coesione, sarà necessario semplificare l’attuazione e consentire una programmazione piu’ agevole e flessibile;

Nel febbraio 2018, a seguito del Libro bianco e del Documento di riflessione sul futuro delle finanze della UE, la Commissione europea ha esitato una apposita Comunicazione riguardante “un quadro finanziario pluriennale  nuovo e moderno per le priorità Ue post 2020” in cui sono delineate le prime proposte operative:

  • Maggiori stanziamenti per la sicurezza: secondo le stime servirebbero 25 miliardi di euro in 7 anni per il rafforzamento della protezione delle frontiere esterne della UE  e 150 miliardi di euro per realizzare un sistema completo di gestione delle frontiere dell’Unione;
  • Interventi a favore del programma Erasmus: per raddoppiare il numero dei giovani europei finanziabili dal programma rispetto all’attuale 4%, servirebbero 30 miliardi di euro; per coinvolgere un giovane su tre occorrerebbero 90 miliardi di euro;
  • Interventi in attività di digitalizzazione: per centrare gli obiettivi UE di crescita intelligente servirebbero investimenti di circa 70 miliardi di euro;
  • Il livello di investimenti in ricerca e innovazione è attualmente di 80 miliardi di euro, insufficiente a perseguire il target del 3%; si stima che un incremento di tale importo del 50% porterebbe alla creazione di 420.000 nuovi posti di lavoro, mentre il raddoppio del budget a 160 miliardi di euro, produrrebbe la creazione di 650.000 posti di lavoro aggiuntivi;
  • Sia per la coesione che per la PAC si prevedono importanti decisioni da assumere:

–       Per la coesione si ipotizzano tre strade alternative:

  1. Il mantenimento dello stato attuale con un finanziamento di circa 370 miliardi di euro;
  2. Il taglio del 25% dei fondi pari a 95 miliardi di euro, destinando gli aiuti pari a 275 miliardi di euro alle sole Regioni meno sviluppate (in Italia solo il Mezzogiorno);
  3. Il taglio del 33% dei fondi pari a circa 124 miliardi di euro, per garantire il sostegno pari a euro 246 miliardi di euro alle sole Regioni dei Paesi meno sviluppati, sostanzialmente quelli dell’Europa dell’est.

–       Anche per la PAC si ipotizzano tre strade alternative:

  1. Il mantenimento dello stato attuale con un finanziamento di circa 400 miliardi di euro;
  2. Il taglio del 15% dei fondi pari a 60 miliardi di euro, destinando aiuti pari a 340 miliardi di euro;
  3. Il taglio del 30% dei fondi, pari a circa 120 miliardi di euro, per garantire il sostegno della PAC pari a euro 280 miliardi di euro.

Il prossimo mese di maggio, fonti autorevoli parlano del 2 maggio, la Commissione Europea presenterà la prima bozza del Quadro finanziario pluriennale (QFP) post 2020 in cui espliciterà le proposte di finanziamento del nuovo bilancio.

Nel frattempo alcuni stakeholder hanno fornito il loro parere in merito e piu’ sotto si dà conto di alcuni di questi pareri, ma è fondamentale prendere coscienza che le decisioni che riguardano il futuro devono essere seguite già da ora per partecipare alle scelte e non per fungere da semplici spettatori.

Per la Conferenza delle Regioni, che aderisce all’Alleanza per la coesione promossa dal Comitato delle Regioni Europee, deve essere espresso un netto dissenso all’eventuale riduzione delle risorse stanziate per i fondi strutturali. Serve il rafforzamento del principio di partenariato, serve un migliore coordinamento, la semplificazione delle procedure e una migliore comunicazione delle attività effettuate a favore dei cittadini.

Per il Governo italiano servono risorse adeguate, distinte da quelle necessarie ad affrontare le nuove sfide dell’Unione,  per la sicurezza, la pressione migratoria e la difesa. La politica di coesione dovrebbe continuare a essere rivolta a tutte le Regioni europee ma con nuovi criteri di ripartizione dei fondi legati alla disoccupazione giovanile e al livello di povertà.

Inoltre, il cofinanziamento nazionale deve essere tenuto fuori dal patto di stabilità, deve essere previsto il necessario raccordo tra le politiche di coesione e i programmi di cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, devono essere semplificate le regole e migliorata la governance.

Infine per il Parlamento Europeo, la spesa del bilancio UE post 2020 dovrebbe portarsi all’1,3% del reddito nazionale lordo comunitario (a fronte dell’attuale 1%) per supportare le politiche esistenti e nel contempo rispondere alle nuove priorità in tema di sicurezza, migrazione, digitalizzazione, lotta ai cambiamenti climatici.

Inoltre, si chiede un importante aumento delle risorse a favore di programmi quali Erasmus, Occupazione giovani e Connecting Europe facility, maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse e garanzia che i fondi non utilizzati rimangano in capo al bilancio europeo.

Con riferimento alla riforma delle entrate UE, necessarie a coprire le nuove esigenze, nonché le conseguenze finanziarie prodotte dall’uscita della Gran Bretagna, è previsto un paniere di interventi che vanno da una imposta specifica sul reddito delle società, ad una imposta sulle transazioni finanziarie, alla cosiddetta web tax.

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