tramas de soberania

Massimo Dadea – su “Tramas de Soberania”

Da Massimo Dadea, già Assessore Regionale alle Riforme della Giunta Soru ed autore di numerose pubblicazioni sulle questioni istituzionali sarda, riceviamo e volentieri pubblichiamo.


“Tramas de Soberania”, l’importante ricerca di Enrico Lobina e Danilo Lampis, rappresenta una ricca e documentata ricostruzione della tormentata vicenda della nostra Autonomia Speciale e degli infruttuosi tentativi di rinnovarla. Un utile strumento per capire il perché da oltre quarant’anni all’enfasi sulla necessità di un nuovo Statuto faccia seguito l’inconcludenza più totale.

Eppure, mai come in questo tempo travagliato si è avvertita la dolorosa contezza della sostanziale inutilità della nostra Autonomia Speciale. Le ripetute impugnative da parte del Governo delle leggi regionali approvate dall’Assemblea e gli altrettanti pronunciamenti della Corte costituzionale poi, a cui si aggiunge ora la grave decisione del Ministro di Grazia e Giustizia di trasferire nelle carceri sarde un consistente numero di detenuti condannati al 41 bis, creando così di fatto una nuova fattispecie di servitù, la “servitù carceraria”, sono tutti esempi di quanto obsoleta e anacronistica sia diventata la nostra Specialità. Ora tutti a scandalizzarsi, dimenticando che il nodo della questione sta tutto dentro il patto costituzionale che lega la Sardegna allo Stato. L’Autonomia è diventata oramai un contenitore vuoto, un simulacro privo di poteri. La pervicace volontà centralista del Governo e la sostanziale acquiescenza della Consulta hanno ancora una volta messo in evidenza tutti i limiti e le insufficienze di uno strumento, lo Statuto, concepito alla fine degli anni’40. Già sul finire degli anni Settanta – come ci ricordano gli autori della ricerca – uno dei padri dell’Autonomia, Pietrino Soddu, aveva elaborato un documento, “La questione sarda oggi”, dove evidenziava i segni inequivocabili della crisi dell’istituto autonomistico e prospettava la necessità di avviare una “nuova fase costituente”. Poi solo qualche apprezzabile tentativo destinato ad abortire nel volgere di un battito d’ali. Freud sosteneva che quando i fallimenti non vengono adeguatamente elaborati essi tendono inesorabilmente a riprodursi. A prevalere in questi primi settantasette anni di vita autonomistica è stata un’idea economicistica della nostra Specialità. Una sorta di Autonomia “fittizia”: l’illusione di un riscatto concepito in termini economici. I gruppi dirigenti sardi che si sono susseguiti si sono limitati a elemosinare risorse e prebende ma si sono dimenticati i poteri. Il potere di decidere su tutte quelle materie dove più invadente è stata, ed è, storicamente, la presenza dello Stato: servitù militari, servitù carcerarie, paesaggio, ambiente, energia, beni culturali, scuola, università, i trasporti, ruolo internazionale della Regione. Tutto questo ha consentito e continua a consentire ai Governi romani di avere buon gioco nell’esercitare una “idea coloniale” del rapporto Stato Regione, incentrata su una intangibile gerarchia dei poteri. È arrivato il momento di avviare senza ulteriori indugi, pur nello scetticismo generale, una fase nuova e più avanzata della nostra Autonomia Speciale. Una fase costituente che attraverso la riscrittura dello Statuto possa rinegoziare, su basi paritarie, il patto costituzionale che lega la Sardegna allo Stato italiano. Per fare questo non ci si può limitare a ricontrattare con il governo di turno una qualche norma di attuazione dello Statuto attraverso una Commissione consultiva composta da due dirigenti dello Stato e due della Regione. E tanto meno affidarsi ad un tavolo istituzionale attivato dal Ministro degli Affari regionali, quel Ministro Calderoli che attraverso l’Autonomia differenziata vorrebbe mortificare le nostre prerogative autonomiste. Serve un pensiero lungo ed ambizioso capace di rispondere ai grandi quesiti del tempo di oggi. Il tema dei poteri deve però coniugarsi ad una Idea precisa di Sardegna. Un’Idea di sviluppo capace di aggredire le grandi questioni della sanità, dell’istruzione, dell’ambiente, dell’energia, dei trasporti, della conoscenza e dell’innovazione. Sia ben chiaro che senza un’Idea nuova ed innovativa di Sardegna avere più poteri non serve a niente. Questi ambiziosi obiettivi necessitano di una intelligenza collettiva che scaturisca dal pieno coinvolgimento della società sarda in tutte le sue articolazioni. Bisogna uscire dalle nebbiose stanze dei palazzi di via Roma e di viale Trento ed aprirsi alla società. Bisogna smetterla di dividersi sulla individuazione degli strumenti più idonei (Assemblea costituente, Consulta, Concilio, Congresso). L’importante è individuare una sede dove il meglio dell’intelligenza, della cultura, delle competenze presenti nella società sarda possano confrontarsi con le istituzioni autonomistiche.

L’ampia e documentata ricerca di Enrico Lobina e Danilo Lampis può diventare un utile ed indispensabile strumento per avviare nel concreto questa nuova ed improcrastinabile fase della nostra travagliata Autonomia Speciale.